San Venanzio di Luni nacque verso la metà del VI secolo da una famiglia di origine nobile. Alcune fonti lo indicano come originario di Piacenza, mentre altre tradizioni lo collegano direttamente a Luni. Le notizie sui suoi primi anni di vita sono scarse, mentre sono numerose quelle relative al suo episcopato, grazie soprattutto alla corrispondenza con San Gregorio Magno.
Venanzio fu consacrato vescovo a Roma, probabilmente dallo stesso Papa Gregorio Magno, e nel 594 divenne vescovo di Luni, succedendo a San Terenzio. La diocesi si trovava in una situazione particolarmente difficile: il territorio era segnato dalle conseguenze delle invasioni barbariche e delle guerre tra Longobardi e Bizantini, mentre l'autorità civile era spesso debole o assente. In questo contesto il vescovo rappresentava un importante punto di riferimento non soltanto per la vita religiosa, ma anche per la popolazione.
San Venanzio si dedicò con particolare attenzione alla cura del clero e dei monasteri. Il suo episcopato fu caratterizzato dal desiderio di ristabilire la disciplina ecclesiastica e di favorire una vita cristiana più autentica tra sacerdoti, monaci e fedeli. La sua opera pastorale è documentata da numerose lettere di Gregorio Magno, che gli affidò anche incarichi particolarmente delicati.
Il rapporto tra Venanzio e Gregorio Magno fu molto stretto. Il Pontefice lo stimava profondamente e negli scritti lo definì vir venerabilis Venantio, Lunensi Episcopo, cioè «Venanzio, uomo venerabile, vescovo di Luni». Nei suoi Dialoghi, Gregorio racconta inoltre di aver ricevuto proprio da Venanzio alcune informazioni riguardanti episodi prodigiosi e figure di santi dell'Italia del suo tempo.
Tra gli incarichi affidatigli dal Pontefice vi fu quello relativo alla Chiesa di Fiesole. Nel 599 Gregorio Magno gli chiese di intervenire affinché venissero eseguiti alcuni lavori di restauro della chiesa fiesolana. In un'altra occasione il Papa lo incaricò di svolgere il ruolo di mediatore in una controversia ecclesiastica che coinvolgeva il vescovo di Milano. Questi incarichi mostrano la fiducia che Gregorio riponeva nelle sue capacità pastorali e diplomatiche.
Una delle principali preoccupazioni di Venanzio fu anche la diffusione e il consolidamento della fede cristiana nella Lunigiana. Il territorio della diocesi era ancora caratterizzato dalla presenza di antiche pratiche religiose e culti pagani. In una lettera del 599 Gregorio Magno raccomandò al vescovo di esortare sacerdoti e diaconi a impegnarsi nel richiamare alla fede cristiana le popolazioni che ancora seguivano le antiche pratiche.
Secondo la tradizione, Venanzio ebbe anche particolare attenzione per la vita monastica femminile. Come aveva fatto Gregorio nella propria casa paterna, avrebbe trasformato parte dei propri beni in un monastero femminile. Il Pontefice intervenne per favorire la vita della comunità e inviò una badessa affinché ne assumesse la guida.
San Venanzio mantenne inoltre rapporti con altri importanti uomini di Chiesa del suo tempo. Tra le figure ricordate nella sua vicenda compare San Venerio, eremita legato al territorio del Golfo della Spezia e contemporaneo del vescovo di Luni. La presenza di numerosi monasteri ed eremiti nella regione contribuì alla diffusione della vita cristiana nella Lunigiana e nei territori circostanti.
Le ultime notizie documentarie su Venanzio risalgono al 603. Nello stesso periodo si colloca tradizionalmente la sua morte. Secondo la tradizione, il vescovo si trovava in missione apostolica ad Albacina, presso Fabriano, nelle Marche, quando morì. Alcune fonti indicano l'anno 603, mentre la tradizione locale conserva il ricordo del luogo nel quale sarebbe morto e dove ancora oggi viene venerato il suo corpo.
Le sue reliquie sono custodite ad Albacina, frazione del territorio di Fabriano, nella chiesa dedicata al santo. Il culto rimase particolarmente vivo sia nel territorio marchigiano sia nell'antica diocesi di Luni, dove la memoria del vescovo è rimasta legata alla storia religiosa della Lunigiana.
La figura di Venanzio è documentata in modo eccezionalmente significativo per un vescovo dell'Alto Medioevo grazie alle lettere di Gregorio Magno. Il suo episcopato rappresentò un periodo importante per la diocesi di Luni, durante il quale il vescovo si occupò della disciplina del clero, della vita monastica, dell'evangelizzazione e della cura pastorale dei fedeli.
San Venanzio di Luni è venerato come vescovo e la sua memoria liturgica ricorre il 14 ottobre. La sua figura è particolarmente legata alle città e ai territori dell'antica diocesi di Luni e alla comunità di Albacina, dove secondo la tradizione morì e dove sono custodite le sue reliquie.