San Tammaro è venerato come vescovo e confessore della fede e rappresenta una delle figure più importanti dell'antica tradizione cristiana della Campania. Secondo la tradizione agiografica, visse nel V secolo e proveniva dall'Africa settentrionale. Dopo l'arrivo in Campania si dedicò alla vita eremitica e sarebbe stato successivamente scelto come vescovo di Benevento. La sua memoria è particolarmente viva nelle diocesi e nelle comunità della Campania che lo hanno scelto come patrono.
Secondo la tradizione contenuta nella Vita di San Castrense, Tammaro apparteneva a un gruppo di ecclesiastici cristiani originari dell'Africa settentrionale. Durante la persecuzione dei Vandali, collegata alla conquista dell'Africa romana da parte di Genserico, Tammaro e altri compagni sarebbero stati sottoposti a violenze e costretti a lasciare la loro patria.
La narrazione racconta che i religiosi furono caricati su una vecchia nave priva di timone e lasciati alla deriva. L'imbarcazione raggiunse miracolosamente le coste della Campania, dando inizio alla nuova missione dei profughi cristiani. La stessa tradizione collega Tammaro a personaggi come Prisco, Castrese, Secondino, Elpidio, Marco, Canione e Vindonio.
Dopo il suo arrivo in Campania, Tammaro avrebbe scelto una vita di solitudine e preghiera. Le tradizioni locali collocano il suo eremo nei territori situati tra Capua, Morcone e Campolattaro, nell'area dell'attuale provincia di Benevento.
La fama della sua santità si sarebbe rapidamente diffusa tra la popolazione. La sua vita austera, la preghiera e la dedizione alla fede avrebbero attirato numerosi fedeli, fino a farlo considerare una guida spirituale della comunità cristiana locale.
Secondo la tradizione, proprio la fama delle sue virtù portò i fedeli a scegliere Tammaro come vescovo di Benevento. Alcune ricostruzioni collocano il suo episcopato tra il 465 e il 490, anche se la cronologia non può essere considerata completamente certa a causa della scarsità delle fonti contemporanee.
Come vescovo avrebbe dedicato il proprio ministero alla diffusione e alla difesa della fede cristiana, continuando a vivere secondo lo spirito di preghiera e di austerità maturato durante gli anni dell'eremitismo. Le fonti sottolineano tuttavia che le informazioni storiche sulla sua vita sono molto limitate e che numerosi particolari appartengono alla tradizione agiografica sviluppatasi nei secoli successivi.
Il culto di San Tammaro si diffuse soprattutto nell'antica Terra di Lavoro e in diverse località della Campania. La sua memoria è legata in modo particolare a San Tammaro, Grumo Nevano e Villa Literno, oltre che alla tradizione ecclesiastica beneventana.
La presenza di chiese dedicate al Santo costituisce una delle principali testimonianze della diffusione del suo culto. A Grumo Nevano, una chiesa dedicata a San Tammaro è documentata già nel 1132, mentre nei secoli successivi il luogo di culto divenne un importante centro della devozione locale.
La stessa città di San Tammaro, in provincia di Caserta, conserva nel proprio nome la memoria del Santo. La tradizione locale considera Tammaro il vescovo che avrebbe soggiornato nella zona e vi avrebbe esercitato la propria missione religiosa.
La chiesa parrocchiale dedicata a San Tammaro vescovo conserva un simulacro del Santo e testimonia la continuità della devozione. La tradizione locale lo identifica come vescovo di Benevento del V secolo e come figura fondamentale per la storia religiosa del territorio.
La tradizione attribuisce a San Tammaro una sepoltura originaria nell'area beneventana. Le sue reliquie furono successivamente custodite nella cattedrale di Benevento e, in epoca moderna, una parte venne trasferita nel santuario di Montevergine per essere preservata durante i periodi di guerra.
Una parte delle reliquie è inoltre venerata a Grumo Nevano, nella basilica dedicata al Santo, dove viene esposta solennemente durante le celebrazioni in suo onore.
La figura di San Tammaro presenta alcune difficoltà dal punto di vista storico. La narrazione dei dodici vescovi africani perseguitati dai Vandali appartiene infatti a una tradizione agiografica elaborata in epoca successiva agli avvenimenti narrati. Gli studiosi hanno evidenziato possibili sovrapposizioni e contaminazioni con le biografie di altri santi africani giunti in Campania.
Per questo motivo è opportuno distinguere i dati documentabili dalla tradizione devozionale. Il culto di Tammaro è comunque antico e profondamente radicato, come dimostrano i calendari liturgici, le chiese a lui dedicate e la continuità della sua venerazione in numerose comunità campane.
La memoria di San Tammaro è celebrata in diverse date secondo le tradizioni locali. Il 16 gennaio è una delle date più antiche associate al suo culto, mentre la diocesi e la città di Benevento ne celebrano tradizionalmente la memoria anche il 21 ottobre. A Grumo Nevano la festa patronale è accompagnata da solenni celebrazioni religiose e popolari.
San Tammaro rimane così una delle figure più caratteristiche della tradizione cristiana campana: un santo vescovo ricordato per le sue origini africane, la vita eremitica, il ministero episcopale e la testimonianza di fede. La sua memoria, conservata attraverso i secoli, continua a essere particolarmente forte nelle comunità che lo venerano come patrono e protettore.