San Privato di Mende, in latino Privatus e in francese Saint Privat, fu vescovo del territorio dei Gabali, corrispondente all'antico Gévaudan, nell'attuale Francia meridionale. È venerato come vescovo e martire e la sua memoria liturgica ricorre il 21 agosto.
La sua figura è particolarmente legata alla città di Mende, della quale è patrono, e al Monte Mimat, dove secondo la tradizione visse ritirato in preghiera e dove subì le violenze che lo condussero alla morte.
Le notizie sulla vita di San Privato provengono soprattutto dal racconto di San Gregorio di Tours, che lo ricorda come vescovo del popolo dei Gabali.
Secondo la tradizione, Privato proveniva dall'Alvernia e fu inviato a evangelizzare il territorio del Gévaudan, una regione della Gallia dove il cristianesimo era ancora in fase di diffusione.
È ricordato come uno dei primi grandi evangelizzatori della regione e, secondo alcune tradizioni, come uno dei primi vescovi del territorio che in seguito avrebbe avuto in Mende il proprio principale centro ecclesiastico.
San Privato conduceva una vita caratterizzata dalla preghiera, dal digiuno e dall'assistenza alla popolazione cristiana.
Secondo la tradizione, aveva scelto come luogo di ritiro una grotta sul Monte Mimat, che domina la città di Mende. Qui trascorreva lunghi periodi nella preghiera e nella penitenza, scendendo tra i fedeli per svolgere il proprio ministero pastorale.
La sua vita eremitica non lo allontanava però dalle necessità della popolazione. La tradizione lo ricorda infatti come un vescovo particolarmente vicino ai poveri e generoso verso quanti si trovavano in difficoltà.
La vicenda del suo martirio si colloca durante un'invasione che colpì il territorio dei Gabali. Le fonti e le tradizioni non concordano completamente sulla precisa datazione dell'episodio.
Secondo il racconto tramandato da San Gregorio di Tours, il territorio venne invaso dagli Alamanni, guidati dal loro re Croco. Gli invasori devastarono la regione e costrinsero gli abitanti a cercare rifugio nella fortezza di Grèzes.
San Privato si trovava invece nel suo luogo di ritiro sul Monte Mimat, dedicandosi alla preghiera e al digiuno.
Gli invasori riuscirono a trovare il vescovo e compresero che avrebbero potuto utilizzarlo per costringere gli abitanti rifugiati nella fortezza ad arrendersi.
Chiesero quindi a Privato di convincere il suo popolo a consegnarsi. Secondo la tradizione agiografica, gli venne anche ordinato di compiere sacrifici agli idoli.
San Privato rifiutò di rinnegare la fede cristiana e di tradire i fedeli che erano stati affidati alle sue cure pastorali.
Di fronte al suo rifiuto, San Privato venne sottoposto a violenze e percosse. Fu duramente battuto con bastoni e verghe e riportò ferite gravissime.
Gli invasori lo lasciarono credendolo ormai vicino alla morte. Poco dopo abbandonarono il territorio, senza essere riusciti a ottenere la resa degli abitanti rifugiati nella fortezza.
I cristiani poterono così raggiungere il loro vescovo e trovarono San Privato ancora in vita, ma gravemente ferito. Secondo la tradizione, poté rivolgere loro le ultime parole e impartire la sua benedizione prima di morire.
La data esatta della morte di San Privato non è certa. Alcune tradizioni collocano il suo martirio nel III secolo, mentre altre lo collegano alle invasioni barbariche del V secolo.
Il Martirologio Romano ricorda San Privato come vescovo e martire e collega la sua morte all'invasione dei barbari in Gallia.
Secondo la tradizione, il suo corpo fu sepolto ai piedi del Monte Mimat. Il luogo della sua sepoltura divenne ben presto un importante centro di venerazione.
Nei secoli successivi le reliquie di San Privato furono custodite nella città di Mende e trasferite più volte.
La tradizione ricorda un importante ritrovamento delle reliquie nel 1170, al quale seguì una nuova traslazione. Nel 1256 le spoglie furono collocate nella cattedrale di Mende.
Durante le guerre di religione del XVI secolo, la città e la cattedrale subirono gravi devastazioni e una parte delle reliquie del santo andò perduta.
Le reliquie sopravvissute sono ancora oggi conservate nella diocesi di Mende.
Il luogo tradizionalmente associato alla vita di preghiera e al martirio del santo è oggi conosciuto come Eremo di San Privato.
Situato sulle alture del Monte Mimat, sopra la città di Mende, il complesso comprende una cappella e le grotte legate alla memoria del santo.
Nel corso dei secoli l'eremo è diventato una meta di pellegrinaggio e continua a essere uno dei principali luoghi della devozione a San Privato.
San Privato è il patrono della città e della diocesi di Mende. La sua figura ha avuto un'importanza fondamentale nella storia religiosa del Gévaudan e il suo culto si è mantenuto nei secoli.
Numerose località e chiese della regione francese conservano il suo nome, testimonianza della diffusione della sua venerazione.
La Chiesa celebra San Privato di Mende il 21 agosto, ricordandolo come vescovo e martire.