San Petroc

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San Petroc
Nome: San Petroc
Titolo: Abate
Morte: VI secolo, Cornovaglia, Inghilterra
Ricorrenza: 4 giugno
Martirologio: edizione 2004
Tipologia: Commemorazione


Molte chiese del Devon e in Cornovaglia sono dedicate a S. Petroc, o Pedrog, e il suo culto è antico e ben radicato, benché le fonti scritte della sua vita siano assai tardive e riferiscano accadimenti leggendari più che fornire fatti storici.

È da credere che Petroc fosse figlio di un re gallese o di un capo tribù, e William Worcestre, che visitò il suo sepolcro nel XV secolo, ne parla come di un re della Cumbria. Petroc mosse verso sud con alcuni compagni e si stabilì presso il monastero di Lanwethinoc, cosi chiamato dal fondatore Wethinoc, e in seguito conosciuto come Petrocstowe, l'odierno Padstow, quando si diffuse il culto del nostro santo. Altri due luoghi, Little Petheric e Trebetheric, portano questo nome. La Vita medievale, scritta nell'abbazia di Saint-Méen e che sembra aver copiato una più antica proveniente dal priorato di Bodmin, racconta che Petroc e i suoi compagni si formarono in Irlanda studiando per vent'anni: un dato confermato dalla Vita di S. Kevin (3 giu.). Terminato questo periodo s'imbarcarono all'estuario del fiume Camel arrivando a stabilirsi a Lanwethinoc, dove Petroc visse per trent'anni conducendo una vita molto austera, interrotta da un pellegrinaggio a Roma e a Gerusalemme.

Nicholas Roscarrock ci dice che quando tornò dal pellegrinaggio disse ai suoi monaci che la tormenta che colpiva la regione sarebbe cessata il giorno dopo ma, poiché il vento e la pioggia non diminuirono, pensò di essere stato presuntuoso nel credere che lo Spirito Santo l'aveva ispirato, e perciò riprese la strada verso Gerusalemme, in segno di penitenza. In questo secondo viaggio raggiunse «l'Oceano orientale», forse il golfo di Aqaba.

Una Vita più antica scritta da Giovanni di Tynmouth, che gli Acta Sanctorum classificano come vita suspecta, riferisce che andò in India e là, trovandosi sul lido del mare, vide volteggiare su di lui un globo splendente che lo trasportò su un'isola dove trascorse sette anni. Passato questo periodo di tempo rientrò nel globo che lo riportò in India nel medesimo luogo dove era stato rapito e qui trovò un lupo a custodia del bastone e della pelle di pecora che aveva lasciato sulla spiaggia. Questa storia ha molti paralleli con racconti mitologici classici.

Dopo il suo ritorno in Cornovaglia Petroc trascorreva il tempo in preghiera e in opere di carità. Crebbe la fama della sua santità; molte leggende, scaturite dal folclore della Cornovaglia, ci parlano di lui: guarì molti ammalati; salvò la vita di un cervo durante una caccia e convertì il cacciatore e i suoi assistenti; ammansì un mostro locale e ordinò un medicamento per un drago che si era presentato a lui con una scheggia in un occhio.

Particolari più convincenti si trovano in una versione della Vita proveniente dall'abbazia di Saint-Méen scritta da un canonico di Bodmin e inclusa in un manoscritto del XIV secolo scoperto a Ghota in Germania nel 1937, conosciuta come la Vita di Ghota. ln essa si descrive come Petroc abbia costruito una cappella e un mulino a Little Petherick, dove aveva stabilito una seconda comunità. Più tardi si ritirò in un luogo remoto sul Bodmin Moor, ma ancora una volta alcuni fratelli si unirono a lui.

Quando si rese conto che la sua vita si avvicinava alla fine, si recò a Little Petherick e a Lanwethenoc per un'ultima visita. Si trovava a metà strada quando gli vennero meno le forze e spirò nella casa di un certo Rovel; l'attuale fattoria di Treravel potrebbe essere sorta su quel luogo.

La festa di Petroc ricorre in molti calendari antichi delle contee occidentali, come anche nel Salterio di Bosworth e nel Messale di Roberto di Jumièges, essendo anche ricordato nel calendario di Sarum. Sia Exeter che Glastonbury rivendicano le sue reliquie.

Alla fine del X secolo i monaci si trasferirono a Bodmin, divenuto il centro del culto del santo, ma le sue reliquie furono trafugate da Martino, un canonico del priorato di Bodmin, che le nascose in un abito e le portò all'abbazia di Saint-Méen in Bretagna. In quei tempi questo era molto spesso il destino delle reliquie, trafugate da un luogo a un altro: chi subiva il furto diceva che era una ruberia, chi le riceveva affermava che era un gesto di pietà. In questo caso il priore di Bodmin fece appello al re Enrico II, che ordinò la restituzione delle ossa a Bodmin. 

Secondo Roger de Hoveden «il sopracitato priore di Bodmin, ritornando in Inghilterra con gioia, riportò il corpo del beato Petroc in uno scrigno d'avorio». Le reliquie furono prese in custodia a Winchester da Walter di Coutances, custode del sigillo reale, e lo stesso re con tutta la corte si prostrarono davanti a esse.

Il reliquiario, di arte arabosiciliana, potrebbe essere stato un dono del conte Walter, e l'annuale "cavalcata" a Bodmin potrebbe essere una commemorazione del ritorno del corpo del santo.

Il reliquiario fu visto e molto ammirato da William Worcestre, e tre secoli dopo fu ritrovato vuoto nella stanza che si trova sopra il portico a sud della chiesa di Bodmin, dove fu tenuto nascosto durante il periodo della Riforma. Fu conservato nella chiesa parrocchiale fino al 1970, quando fu trasferito al British Muscum. 

MARTIROLOGIO ROMANO. In Cornovaglia, san Petroc di Galles, abate.

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