San Nonnoso

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San Nonnoso
Nome: San Nonnoso
Titolo: Priore
Ricorrenza: 2 settembre
Martirologio: edizione 2004
Tipologia: Commemorazione
Patrono di:
Castel Sant'Elia


Esistono così poche informazioni su Nonnoso da non renderlo particolarmente interessante in sé, tuttavia sono degne di nota perché illustrano il metodo di S. Gregorio Magno (3 set.), sua sola fonte, oltre alla storia del culto.

Nel 593, alcuni amici chiesero a Gregorio di creare un compendio delle storie dei miracoli operati dai santi italiani, e una delle persone cui chiese aiuto fu Massimiano, vescovo di Siracusa, in particolare per avere notizie su «l'abate Nonnoso» (de donino Nonnoso qui iuxta domnum Anastasium de Penturnis fuit). Massimiano riferì i particolari a Gregorio, che ammise di esserne già venuto a conoscenza, ma poi dimenticati (oblivione mandavi). Li aveva appresi da un vecchio monaco che, come Nonnoso, era vissuto nel monastero di Suppentonia vicino a Civita Castellana, sotto la guida dell'abate Anastasio, che si dichiarò suo amico.

Gregorio, che descrive Nonnoso come *umile e particolarmente buono*, afferma che fu priore del monastero sul Monte Soratte, sotto la direzione di un abate particolarmente severo e austero, per un certo periodo, durante il quale gli furono attribuiti tre miracoli:

  • Il primo, simile a quello di S. Gregorio Illuminatore (30 set.), fu la rimozione di una roccia così grande che neanche cinquanta coppie di buoi sarebbero riuscite a trascinare via da un terreno che il priore aveva intenzione di trasformare in giardino.
  • Il secondo, quando con le sue preghiere riuscì a mettere insieme i frammenti di una lampada di vetro che gli era caduta, evitando così i rimproveri del severo abate, miracolo simile a quello attribuito a S. Donato, vescovo martire di Arezzo.

Sembra che l'ispirazione del terzo miracolo sia tratta dal profeta Eliseo: un anno, il raccolto di olive del monastero andò perduto, e l'abate disse ai monaci di uscire dal convento e recarsi a lavorare per ottenere in cambio un po' d'olio dai contadini. Ma Nonnoso, temendo che il raccoglimento dei monaci fosse di conseguenza disturbato, chiese all'abate di revocare l'ordine, di dire ai monaci di prendere le poche olive raccolte e di porre un po' dell'olio ottenuto dalla spremitura in ogni recipiente disponibile, poi trascorse la notte pregando. Il mattino seguente i contenitori erano pieni.

Gregorio non riferisce la data della morte di Nonnoso, dice solo che fu sepolto sul Monte Soratte; quando la zona fu devastata dai saraceni alla fine del X secolo, i resti furono portati a Suppentonia, poi, a metà dell'XI secolo, a Frisinga, dove furono riscoperti nel 1161, durante alcuni restauri, e seppelliti nuovamente nella cripta della cattedrale.

Molto più tardi, nel 1708, quando nessuno era in grado di ricordare dove fossero, furono ritrovati, e questa volta collocati in un bel sepolcro nella cripta della cattedrale, durante una festa in onore del santo che durò una settimana. Non si conosce la data del successivo trasferimento del cranio a Bamberga, dove è ancora oggetto di devozione.

S. Nonnoso è venerato da coloro che soffrono di malattie renali, che per secoli hanno compiuto la cosiddetta reptatio per cryptam o Durchschiipfsbrauch, uno strano piccolo rituale che consiste nel camminare carponi per tre volte attorno al sepolcro, implorando l'aiuto del santo.

Il nome di Nonnoso non compare in nessuno dei martirologi antichi, ed è citato per la prima volta in una raccolta di leggende austriache del XTT secolo. Il culto, che sembra essere stato esteso in Baviera, rifiorì grazie all'impegno di un monaco cistercense chiamato Andrea di San Bonaventura tra il 1655 e il 1658, sul Monte Soratte, dove nel 1661 furono riportate parte delle reliquie.

MARTIROLOGIO ROMANO. Sul monte Soratte sulla via Flaminia nel Lazio, san Nonnoso, abate.

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