Il Martirologio Romano in questo modo Io descrive: «S. Niceta vescovo, in Dacia, che con la sua predicazione rese mansuete e gentili popolazioni che prima erano barbare e selvagge». La descrizione rende bene la figura di Niceta di Remesiana, amico intimo di Paolino di Nola. Remesiana è stata identificata con l'attuale Bela Palanka in Serbia.
Paolino scrive del modo in cui Niceta rese docili quei popoli barbari, in una regione che immaginava selvaggia, flagellata dalla neve e dal ghiaccio.
I bessi, in particolare, erano tribù di predatori, e in uno dei suoi Carmi Paolino si congratula con l'amico per averli condotti «come pecore nel gregge di Cristo». Anche Girolamo (30 set.) elogia il lavoro missionario di Niceta, ma non abbiamo nessuna informazione dettagliata dei suoi viaggi missionari, né di come sia stato promosso all'episcopato, né sappiamo la data della sua morte.
Nel Martirologio Romano del 1956 è ricordato al 7 gennaio, a quanto pare per uno sbaglio del cardinal Baronio il quale lo avrebbe erroneamente identificato con Nicea di Aquilcia trasferendo pertanto la sua memoria dal 22 giugno al giorno in cui veniva commemorato Nicea.
Alla fine del xix e all'inizio del xx secolo gli scritti di Niceta, in precedenza attribuiti a Nicea o ad altri, hanno suscitato molto interesse tra gli studiosi: dom Germain Morin e A.E. Burn sostengono che sia lui e non S. Ambrogio (7 dic.) l'autore del Te Deum, il grande inno di ringraziamento, benché questa tesi non sia universalmente accettata.
MARTIROLOGIO ROMANO. Commemorazione di san Niceta, vescovo di Remesiana in Dacia, nell’odierna Serbia, che san Paolino da Nola celebra in un suo carme per aver insegnato il Vangelo ai barbari rendendoli come pecore condotte in un ovile di pace e perché coloro che un tempo erano una popolazione incolta e dedita alle ruberie avevano ora imparato a far risuonare Cristo in un cuore romano.
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