San Mena

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San Mena
Nome: San Mena
Titolo: Patriarca di Costantinopoli
Nascita: Alessandria d'Egitto
Morte: 24 agosto 552, Costantinopoli,Turchia
Ricorrenza: 25 agosto
Martirologio: edizione 2004
Tipologia: Commemorazione


Mena ebbe la sfortuna di essere un sacerdote importante all'epoca di Giustiniano e Teodora, uno dei regni che possono essere definiti come i più bizantini. Formule, anatemi ed editti erano all'ordine del giorno, ed era necessario valutare minuziosamente lettere dogmatiche o visite di risposta per guadagnare tempo, che poteva significare la sicurezza degli incarichi o addirittura della vita. Era ancora un'epoca nella quale, con le parole di Gibbon «la strada per il paradiso, un ponte stretto come un rasoio, era sospesa sugli abissi». Quello che segue è un riassunto inevitabilmente riduttivo di quei processi estremamente complicati e oscuri.

Mena nacque ad Alessandria d'Egitto. Fu sacerdote a Costantinopoli fino al 536, quando fu nominato patriarca della città. Dovette firmare una recensione ampliata della "Formula di Ormisda" prima di venire consacrato da papa Agapito I (22 apr.), che all'epoca si trovava nella città come inviato del re ostrogoto Teodato per far valere i propri diritti.

Mena si impegnò a risolvere i problemi causati dal suo predecessore Antimo, un criptomonofisita che era stato prima vescovo di Trebisonda, poi asceta in uno dei palazzi di Teodora, per divenire in seguito uno dei "burattini" della sua chiesa. Era stato usato e poi mandato via da Giustiniano e messo da parte anche da Teodora per evitare un concilio speciale che Agapito voleva indire per decidere la sua sorte. Agapito morì a Costantinopoli il 22 aprile 536, ma il concilio fu tenuto ugualmente il 2 maggio, presieduto da Mena. Antimo, che saggiamente non si era presentato, fu condannato e degradato e fu proclamata la scomunica contro Severo di Antiochia, moderatamente monofisita, che risiedeva a Costantinopoli su invito dell'imperatore, insieme a una vasta compagnia di monaci con le stesse convinzioni, alloggiati qua e là a spese di Teodora. Giustiniano aveva mutato opinione, probabilmente perché per il momento, come Agapito aveva sostenuto, era più importante avere sostenitori influenti in Italia rispetto agli instabili monofisiti orientali. Severo e i suoi sostenitori lasciarono per prudenza la città in marzo.

Il diacono di Agapito, Pelagio (il futuro papa Pelagio 1) rimase a Costantinopoli come consigliere dell'imperatore e pare che abbia goduto di un potere maggiore di Mena riguardo le decisioni della Chiesa. Mena dovette anche occuparsi dell'origcnismo eretico di alcuni monaci egiziani e palestinesi, in modo particolare legati alla lauro del monaco Saba di Cappadocia (t 532), che nel 494 divenne archimandrita di tutti gli anacoreti della Palestina, e al gruppo separatista della Nuova Laura.

Mena ricevette l'ordine di raccogliere firme influenti per un nuovo editto di Giustiniano contro Origene, sotto forma di trattato teologico e decreto conciliare, all'inizio del 542. Riuscì a persuadere prima il clero di Costantinopoli, poi altri patriarchi e infine il papa stesso a firmare.

Nel 544 l'imperatore Giustiniano, che non solo era impegnato in intrighi ecclesiastici di vari livelli, ma si riteneva anche un teologo, tentò di favorire i suoi argomenti monofisiti condannando alcuni scritti: era la nota controversia dei Tre Capitoli, centrata sulle opere del nestoriano Teodoro di Mopsuestia (che morì prima che Nestorio venisse condannato), di Teodoreto (la cui ortodossia venne riconosciuta a Calcedonia) e su una lettera del vescovo Ibas (letta a Calcedonia e giudicata ortodossa). Con la scomunica di queste opere Giustiniano non voleva rifiutare Calcedonia, ma solo tentare di ridurne l'autorità. Lo scopo principale non era una definizione della fede, ma il vantaggio personale. Giustiniano ordinò a tutti i vescovi di firmare la condanna: Mena fu il primo a obbedire, sebbene malvolentieri, dicendo che avrebbe ritrattato se il vescovo di Roma non avesse firmato anche lui, ma alla fine non lo fece. I vescovi occidentali riconobbero la parziale eresia degli scritti, ma si opposero alla condanna perché sembrava compromettere il concilio di Calcedonia.

Il papa in carica, Vigilio, era un farabutto, e forse il peggiore di tutti gli esponenti indegni della sede di Roma. Prima di essere eletto si era impegnato a favorire i monofisiti, si era guadagnato i favori dell'imperatrice Teodora ed era riuscito a sostituire il papa deposto, Silverio, scelto dai sovrani goti. Dopo la cacciata di Silverio, Vigilio e i suoi servitori lo avevano portato alla Palmarola (isola nel Golfo di Gaeta) e, picchiandolo a sangue, erano riusciti a estorcergli una dichiarazione di rinuncia al potere.

Vigilio non mantenne tutte le promesse fatte a Teodora e venne catturato in una chiesa a Roma e portato in Sicilia per dieci mesi.

Sebbene gli siano state attribuite alcune lettere chiaramente monofisite, Vigilo asserì i princìpi di Calcedonia, anche se in seguito ebbe dei dubbi, perché nel 551 rifiutò di accettare l'editto di Giustiniano. Essendo stato convocato a Costantinopoli dall'imperatore (segno sempre pericoloso in questioni ecclesiastiche), fece passare un anno prima di presentarsi, sperando che le cose si risolvessero da sole, e infine nel gennaio 547 arrivò nella città, accompagnato da alcuni vescovi italiani.

I timori di Vigilio erano giustificati. Cercato rifugio nella chiesa di S. Pietro nel palazzo di Ormisda, l'esercito di Giustiniano tentò di trascinarlo via dall'altare, e nel combattimento riuscì a liberarsi ma fu ferito dal crollo dell'altare. Infine, nel suo Judicatum del Sabato Santo 548 egli condannò i Tre Capitoli. L'opposizione occidentale si rafforzò, mentre un concilio africano emise una scomunica formale contro il papa. Vigilio allora annullò il Judicaturn, inviando nello stesso tempo una lettera a Giustiniano nella quale gli assicurava che avrebbe fatto il possibile per condannare i Capitoli. L'imperatore in seguito rese pubblica la lettera.

Nel luglio 551 Giustiniano pubblicò un secondo editto contro i Capitoli. Vigilie, protestò e dovette fuggire da Costantinopoli passando sopra i tetti. Si rifugiò a S. Eufemia in Calcedonia e scomunicò immediatamente Mena e altri che come lui avevano firmato il decreto. La questione dei Tre Capitoli fu riferita a un concilio ecumenico, convocato da Giustiniano.

Il 4 maggio 553, il giorno in cui il concilio si riunì, Vigilio pubblicò il suo Constituturn, nel quale condannava sessanta estratti degli scritti di Teodoro, e lo stesso Teodoro, e difendeva l'ortodossia della lettera di Ibas. Il concilio, formato principalmente da vescovi orientali, condannò i Tre Capitoli, dichiarò che la lettera di Ibas non era quella che era stata letta a Calcedonia e scomunicò Vigilio. Dopo sei mesi in prigione, in una lettera dell'8 dicembre 554 e nel suo Judicaturn del 23 febbraio 554, Vigilio ritrattò il suo Constituturn. Condannò i Capitoli e accettò le decisioni del concilio riguardo la lettera di Ibas. Solo allora gli fu concesso di lasciare Costantinopoli. Morì a Siracusa, mentre stava ritornando a Roma. La sua capitolazione è stata definita la più grande umiliazione nella storia del papato.

Mena non visse tanto a lungo da vedere il concilio. Morì il 24 agosto 552, dopo che Giustiniano lo aveva obbligato a scusarsi con Vigilio come concessione al papa sconfitto. Mena riuscì a svolgere i suoi compiti in tempi difficili e si merita una menzione per la particolare sagacia che il compito richiedeva. Un patriarca di Costantinopoli aveva appoggiato una politica alla fine confermata da un concilio generale contro un debole papa i cui giudizi e le cui azioni furono variamente fatti oscillare dalle idee conflittuali dei vescovi occidentali e dell'imperatore orientale. Papa Gregorio I dichiarò nel 553 che il concilio era valido. Mena è citato come santo nel Martirologio Romano.

MARTIROLOGIO ROMANO. A Costantinopoli, san Mena, vescovo, che fu ordinato dal papa sant’Agapíto e, riconciliata la comunione per qualche tempo sospesa con il papa Vigilio, dedicò alla Sapienza divina la grande chiesa edificata dall’imperatore Giustiniano.

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