Tutto ciò che si conosce della vita di S. Mama (Mamante) si ricava dalle omelie di S. Basilio Magno (2 gen.) e S. Gregorio Nazianzeno (2 gen.), nelle quali viene detto che Mama era un pio pastore di Cesarea in Cappadocia, dove venne anche martirizzato. Secondo la tradizione orientale, era ancora un ragazzo quando venne lapidato all'epoca di Aureliano. Il culto si diffuse ampiamente: le narrazioni sulla vita sono riconducibili soprattutto allo stile dei racconti greco-romani; molte storie si sono sviluppate attorno alla sua figura, tra cui alcune derivate dalla leggenda di Orfeo, comunemente rappresentato nell'arte romana mentre addomestica le belve feroci. Si dice che Mama abbia lasciato i "lupi" della città per vivere tra le bestie pacifiche della campagna, nutrendosi di latte e miele.
Quando dovette affrontare le bestie feroci nell'arena, gli animali «gli si sdraiarono ai piedi, muovendo le code a mostrare il loro affetto». Poi un «leone enorme», vedendo quanto erano pesanti le sue catene, iniziò a leccargli piano piano i piedi per dargli sollievo. Quando i soldati arrivarono per portarlo via, il leone li prese e li depose ai suoi piedi. Mama, però, disse al suo amico di tornare nella sua tana e il leone, «piangendo e singhiozzando», gli obbedì.
MARTIROLOGIO ROMANO. A Cesarea in Cappadocia, nell’odierna Turchia, san Mamas, martire, che, umilissimo pastore, visse solitario tra le selve dei monti in massima frugalità e subì il martirio sotto l’imperatore Aureliano per aver professato la sua fede in Cristo.
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