Secondo la sua passio, Genesio fu un catecumeno che lavorava come cancelliere pubblico, trascrivendo negli archivi gli atti dei processi. Un giorno l'impiegato della corte di Arles rese noto un editto imperiale di persecuzione contro i cristiani e Genesi() non riuscì a continuare il suo lavoro: si alzò, gettò i registri ai piedi del giudice e abbandonò l'incarico. Fuggì di città in città domandando al vescovo di poter essere battezzato.
Questi non glielo accordò, ritenendo o troppo giovane il richiedente o troppo rischioso il gesto, e affermò che solo come martire Genesio avrebbe potuto ricevere il battesimo. I suoi persecutori riuscirono infine a catturarlo e lo decapitarono sulle rive del Rodano durante le persecuzioni di Massimiano e Diocleziano.
Questo Genesio non ha nulla a che vedere con Genesio il Commediante, personaggio leggendario, un tempo commemorato separatamente come martire lo stesso giorno.
Il vero Genesio divenne molto famoso, e venne anche nominato patrono della città di Arles. Il suo culto fu introdotto a Roma e si diffuse in Africa e altrove. Gli fu dedicata una chiesa a Roma e in seguito vi furono seppelliti i suoi resti. Fu trasformato in un martire romano e ben presto un racconto lo trasformò in un attore (fin dal vi sec.): egli si sarebbe preso gioco dei riti cristiani davanti all'imperatore venendo invece costretto per ispirazione divina a convertirsi, e le parole di scherno nella sua bocca sarebbero divenute parole di verità, trasformando l'ironia umana in ironia sacra.
MARTIROLOGIO ROMANO. Ad Arles nella Provenza in Francia, san Genesio, martire, che, ancora catecumeno, lavorando come cancelliere, si rifiutò di operare contro i cristiani e, cercato allora scampo nella fuga, fu catturato dai soldati e battezzato nel suo stesso sangue.
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