San Chiaffredo, venerato come martire e patrono della città e della diocesi di Saluzzo, è una figura avvolta nella tradizione e nella leggenda. Secondo il racconto agiografico più diffuso, sarebbe stato un soldato cristiano appartenente alla Legione Tebea, il reparto militare romano tradizionalmente considerato composto da cristiani provenienti dall'Oriente. La legione sarebbe stata decimata e poi massacrata ad Agauno, nell'attuale Saint-Maurice in Svizzera, alla fine del III secolo per essersi rifiutata di rinnegare la fede cristiana.
La fuga verso la Valle Po
La tradizione relativa a San Chiaffredo racconta che egli sarebbe riuscito a sottrarsi al massacro di Agauno e avrebbe raggiunto il Piemonte. Secondo una prima versione, sarebbe stato posto di guarnigione a Crissolo, nell'alta Valle Po, per controllare i collegamenti tra la Gallia Cisalpina e la Gallia Transalpina. Rifiutandosi di sacrificare agli idoli e di rinnegare la propria fede, sarebbe stato condannato a morte e martirizzato nei pressi dell'attuale santuario.
Un'altra tradizione presenta invece Chiaffredo come uno dei superstiti della strage di Agauno. Dopo essere fuggito, avrebbe raggiunto la Valle Po insieme a san Costanzo, anch'egli considerato un martire della Legione Tebea, dedicandosi alla predicazione del cristianesimo prima di essere catturato e ucciso.
Il ritrovamento delle reliquie
Un elemento fondamentale nella nascita del culto è il tradizionale ritrovamento delle reliquie. Secondo la tradizione locale, il 18 novembre dell'anno 522 un contadino stava arando un terreno nei pressi di un burrone quando i suoi buoi precipitarono nel dirupo. Gli animali, tuttavia, furono ritrovati miracolosamente illesi sopra un antico sepolcro. All'interno della tomba sarebbe stato rinvenuto il corpo di Chiaffredo.
Il prodigioso ritrovamento avrebbe dato origine alla venerazione pubblica del martire. Sul luogo della sepoltura venne inizialmente eretto un pilone o una piccola edicola, che nel tempo si trasformò in un edificio di culto sempre più importante. La tradizione attribuisce inoltre al ritrovamento un ruolo fondamentale nella diffusione della devozione popolare verso il santo.
Il Santuario di Crissolo
Il culto di San Chiaffredo è strettamente legato al Santuario di Crissolo, situato ai piedi del Monviso. Le prime vicende dell'edificio sono legate proprio alla memoria della tomba del martire. Secondo la tradizione riportata dalle fonti locali, il santuario sorse sul luogo del ritrovamento delle reliquie e nel corso dei secoli fu più volte restaurato e ampliato.
Il santuario divenne una meta di pellegrinaggio particolarmente importante. Ancora oggi conserva numerosi ex voto, offerti dai fedeli come ringraziamento per grazie ricevute e per essere scampati a incidenti e pericoli. Questa caratteristica testimonia la forte dimensione popolare assunta dal culto di San Chiaffredo nella Valle Po.
Il trasferimento delle reliquie a Saluzzo
Nel corso del XVI secolo, a causa del timore che le reliquie potessero essere profanate, una parte dei resti di San Chiaffredo venne trasferita. Nel 1593 furono portati dapprima nella fortezza di Staffarda e successivamente, nel 1642, trasferiti nella Cattedrale di Saluzzo, dove alcune reliquie sono tuttora conservate.
Proprio in questo contesto San Chiaffredo venne riconosciuto come patrono della città e della diocesi di Saluzzo. Il suo culto fu associato a quello di San Costanzo, anch'egli venerato come martire e patrono del territorio saluzzese. Nel primo sinodo della diocesi, celebrato nel 1516 dal vescovo Giuliano Tornabuoni, fu confermata la consuetudine di venerare Chiaffredo e Costanzo come patroni del marchesato.
Le incertezze storiche
La figura di San Chiaffredo presenta tuttavia importanti problemi dal punto di vista storico. Il racconto che lo identifica con un soldato della Legione Tebea appartiene alla tradizione agiografica e non è sostenuto da documentazione contemporanea al presunto martirio. Le fonti che riportano questa identificazione sono infatti molto posteriori. La leggenda fu riferita in modo particolare da Guglielmo Baldesano alla fine del XVI secolo.
Anche il nome Chiaffredo ha suscitato discussioni tra gli studiosi, poiché presenta caratteristiche di origine germanica poco compatibili con l'ipotesi di un legionario del III secolo. Nel 1902 venne avanzata anche l'ipotesi di identificare Chiaffredo con san Teofredo, abate di Calmiliac presso Le Puy-en-Velay, morto durante le incursioni saracene nell'VIII secolo. L'identificazione, tuttavia, presenta a sua volta difficoltà, soprattutto per la presenza di reliquie attribuite al santo in luoghi diversi.
Il culto e la memoria liturgica
San Chiaffredo è celebrato il 7 settembre ed è particolarmente venerato nella diocesi di Saluzzo. La sua festa rappresenta uno dei momenti principali della tradizione religiosa saluzzese. La diocesi lo indica ufficialmente, insieme a San Costanzo, come martire e patrono della diocesi.
L'iconografia del santo
Nell'arte San Chiaffredo viene normalmente raffigurato come un soldato romano cristiano, in riferimento alla tradizione che lo vuole appartenente alla Legione Tebea. Tra i suoi attributi compaiono la palma del martirio, la spada e lo stendardo con la croce. La sua rappresentazione richiama quindi contemporaneamente la condizione militare attribuitagli dalla tradizione e la testimonianza del martirio cristiano.