Un gran numero di vescovi fu costretto a fuggire dall'Africa all'epoca dell'invasione vandalica all'inizio del vi secolo, e tra costoro vi furono anche i SS. Regolo e Cerbonio, che insieme giunsero a Populonia (l'attuale Piombino, in Toscana). Trascorso un certo periodo, Cerbonio divenne vescovo della cittadina, ma con l'invasione dei Longobardi dovette nuovamente fuggire e andare in esilio sull'isola d'Elba, dove rimase fino alla morte, avvenuta trent'anni dopo.
Il suo corpo fu riportato a Populonia per la sepoltura, ed è attualmente venerato come patrono della diocesi di Massa Marittima, che comprende Piombino.
S. Gregorio Magno (540-604) racconta nei suoi Dialoghi un episodio su Cerbonio: siccome il vescovo aveva offerto ospitalità ad alcuni soldati romani, il re degli invasori ostrogoti lo chiamò a giudizio ma, al momento dell'esecuzione della condanna a essere dato in pasto a un orso, l'animale si rifiutò di fare del male al santo e Cerbonio fu rimesso in libertà (storie simili sono raccontate anche a proposito di alcuni dei primi martiri che venivano gettati alle bestie feroci nel Colosseo o altrove). Una Vita posteriore sostiene che il santo fosse stato invitato dal papa a presentarsi a Roma per dare ragione della sua celebrazione domenicale all'alba, in memoria della Resurrezione, a un ora troppo mattutina perché la gente potesse parteciparvi; durante il suo viaggio a Roma accaddero così tanti miracoli che il papa lo accolse come un santo e lo rimandò indietro con grande onore. Il Martirologio Romano menzionava un altro Cerbonio, vescovo di Verona, in questo giorno, ma di lui non si sa assolutamente niente.
MARTIROLOGIO ROMANO. A Populonia in Toscana, san Cerbonio, vescovo, che, come riferisce il papa san Gregorio Magno, durante l’invasione longobarda della regione, si ritirò sull’isola d’Elba, offrendo numerosi esempi della sua virtù.
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