San Catervo, conosciuto anche con il nome di Catervio, è venerato come martire e patrono di Tolentino, nelle Marche. La sua figura storica è documentata soprattutto da un'importante iscrizione funeraria e dal grande sarcofago paleocristiano conservato nella concattedrale a lui dedicata. La tradizione cristiana locale lo ricorda come evangelizzatore della città e come martire insieme alla moglie Settimia Severina e al figlio Basso.
Catervo visse nella seconda metà del IV secolo, in un periodo nel quale il cristianesimo si stava consolidando nell'Impero romano. Il suo nome completo era Flavio Giulio Catervio e apparteneva a una famiglia di alto rango. Un'iscrizione conservata sul suo sarcofago lo definisce vir clarissimus e ricorda il suo importante ruolo nell'amministrazione imperiale. Le fonti lo identificano infatti come comes sacrarum largitionum, incarico di rilievo presso la corte imperiale, ricoperto durante il regno dell'imperatore Graziano.
Secondo la documentazione conservata, Catervo ricevette il battesimo e la confermazione dal vescovo Probiano di Tolentino. Dopo la conversione al cristianesimo, si stabilì a Tolentino, dove trascorse gli ultimi anni della sua vita. La tradizione locale gli attribuisce un ruolo importante nella diffusione della fede cristiana nella città, anche se questo aspetto non è direttamente attestato dall'iscrizione funeraria.
Catervo era sposato con Settimia Severina, dalla quale ebbe il figlio Basso. Il sarcofago di famiglia, realizzato alla fine del IV secolo, venne destinato alla sepoltura di Catervo e della moglie. Le testimonianze archeologiche e le successive ricognizioni hanno collegato il sepolcro anche al figlio Basso, dando origine alla venerazione congiunta dei tre membri della famiglia.
L'iscrizione funeraria precisa che Catervo morì all'età di 56 anni e che il monumento venne fatto realizzare da Settimia Severina per entrambi. Il sarcofago, ricavato da un unico blocco di marmo, è uno dei più importanti esempi di arte paleocristiana conservati nelle Marche. La fronte presenta diverse scene figurate, mentre sul retro sono raffigurati i busti di Catervo e della moglie. Tra le decorazioni compare anche l'immagine del Buon Pastore.
La tradizione agiografica sviluppatasi nei secoli successivi presenta invece Catervo come il primo evangelizzatore di Tolentino. Secondo questo racconto, la sua attività missionaria avrebbe provocato la persecuzione da parte delle autorità pagane e sarebbe culminata nel martirio di Catervo insieme alla moglie e al figlio. Questa versione della sua vita non è però confermata dalle fonti storiche più antiche: gli studiosi distinguono infatti il personaggio storico documentato nel IV secolo dalla successiva tradizione che lo presenta come martire ed evangelizzatore.
La memoria di Catervo rimase legata al luogo della sua sepoltura. Intorno al mausoleo funerario della famiglia si sviluppò progressivamente un luogo di culto. Nel primo Medioevo il sepolcro divenne un centro di venerazione e, successivamente, presso il mausoleo sorse anche un insediamento benedettino. La chiesa collegata al complesso divenne nel corso dei secoli uno dei principali luoghi religiosi di Tolentino.
Il culto di San Catervo si consolidò progressivamente e il suo nome venne associato alla chiesa e alla comunità cristiana di Tolentino. La città lo scelse come proprio patrono, e la sua memoria continuò a essere celebrata anche dopo la diffusione del culto di San Nicola da Tolentino, divenuto in seguito il santo più celebre della città.
Nel 1455 il sarcofago venne aperto. In quell'occasione il capo attribuito a Catervo fu estratto e collocato in un apposito reliquiario per essere esposto alla venerazione dei fedeli. Una successiva ricognizione del 1567 portò al riconoscimento dei resti venerati come quelli di Catervo, della moglie Severina e del figlio Basso. Le successive ricognizioni canoniche hanno mantenuto viva la tradizione della loro sepoltura comune.
Il grande sarcofago della famiglia è oggi conservato nella cappella di San Catervo, all'interno della concattedrale di Tolentino. Il monumento costituisce una delle principali testimonianze della presenza cristiana nella città durante il IV secolo e rappresenta un'importante fonte per la conoscenza della famiglia di Catervo e della comunità cristiana tolentinate dell'epoca.
La tradizione locale attribuisce a Catervo anche l'evangelizzazione di altri territori italiani, in particolare di Tortona, dove alcune reliquie furono successivamente associate al suo nome. Questa tradizione, tuttavia, è considerata tardiva e non trova un solido riscontro nelle fonti antiche. Per questo motivo, la documentazione storica più sicura rimane quella relativa alla sua vita nel IV secolo e al suo sepolcro di Tolentino.
San Catervo è quindi ricordato principalmente come una figura di rilievo della prima comunità cristiana di Tolentino. La sua memoria è strettamente legata alla testimonianza archeologica del sarcofago e alla continuità del culto sviluppatosi intorno al suo sepolcro. La diocesi di Macerata lo indica ufficialmente come martire e patrono di Tolentino.
La memoria liturgica di San Catervo ricorre il 17 ottobre. In questa data Tolentino celebra la festa del proprio patrono con le celebrazioni religiose e la processione con la reliquia del santo.