La tradizione vuole che S. Marcello il Centurione (precedentemente venerato il 30 ott.) fu processato davanti ad Aurelio Agricola a Tangeri, e che la causa fu trascritta da uno scriba di nome Cassiano. Quando quest'ultimo udì che Agricola aveva condannato a morte Marcello, scaraventò il suo stilo e la tavoletta per terra in segno di protesta. Agricola balzò in piedi, tremante per questa sfida, e chiese una spiegazione. Cassiano rispose che la sentenza era ingiusta, e Agricola ordinò che fosse immediatamente sollevato dal suo incarico e rinchiuso in prigione. Successivamente fu processato, ma rispose nello stesso modo in cui aveva fatto Marcello, perciò fu martirizzato nella stessa maniera.
Il racconto di Ruinart non è, quasi certamente, letterale, e vi sono dubbi se Cassiano abbia di fatto avuto contatti con S. Marcello, tuttavia un martire chiamato Cassiano era con certezza venerato a Tangeri nel iv secolo. Prudenzio scrisse un inno per commemorarne il martirio, che può essere considerato un racconto archetipo: il fatto che uno scriba della corte marziale, simpatizzante dci cristiani, abbia trovato il coraggio di unirsi all'imputato per difenderlo può essere accaduto in diverse occasioni, perciò la sostanza del resoconto può essere accettabile.
MARTIROLOGIO ROMANO. A Tangeri in Mauritania, nell’odierno Marocco, san Cassiano, martire.
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