La Chiesa di Santa Caterina delle suore domenicane di clausura, sorge fra le due piazze Bellini e Pretoria con prospetto principale sulla prima, provvisto di scalinata dopo il 1864 per l'abbassamento della quota della piazza, e con prospetto laterale sulla piazza Pretoria alla quale fa da fondale, parallelamente alla via Maqueda, mentre il monastero con le sue logge si protendeva verso il rinnovato Cassano (corso Vittorio Emanuele), «prospettiva principale della restaurata scena controformista» (V. Di Giovanni).
La chiesa con diverso orientamento rispetto a quella ivi preesistente di San Matteo, viene edificata dopo il 1566 sotto il priorato di Maria del Carretto, nobildonna palermitana, occludendo «la strada che da Sant'Antonio saliva alla casa del Pretore» (V. Di Giovanni).
Il chiostro
Considerato il più ricco e nobile per essere dimora delle figlie delle più nobili famiglie della città, il monastero contiguo alla chiesa, dotato di chiostro al suo interno, era stato fondato per testamento di Benedetta Mastrangelo dopo il 1312 e quindi ingrandito per volontà di Maria del Carretto. Il «terrapieno naturale» sul quale è fondato l'intero complesso (oggi isolato a causa degli sbancamenti progressivi), che raggiunge una quota ancora più elevata in corrispondenza del chiostro, è stato ritenuto «l'unico resto dell'antico sperone roccioso su cui era costruita la Neapoli» (G. Lanza Tomasi); mentre in Corrispondenza della «torre» sono stati individuati i resti di una delle antiche porte arabe (V Di Giovanni).
Nel chiostro, addossato alla chiesa, con portico colonnato ad archi, di pianta romboidale a lati diseguali, si affacciano le celle di clausura lungo un ballatoio continuo; al centro è una fonte su basamento circolare a gradini, che sembra riprendere il motivo della aulica Fontana pretoria, sormontata dalla statua di San Domenico, di Ignazio Marabitti (1781), mentre una torre per l'innalzamento dell'acqua in un angolo del chiostro è singolarmente nascosta sotto le forme di una piramide egizia.
L'interno
La pianta della chiesa, a croce latina, presenta alquante analogie con la chiesa del Gesù di Vignola (anche se iniziata pressoché contemporaneamente e terminata nel 1586); della chiesa gesuitica riprende le tre cappelle laterali divise da pilastri, la ridotta profondità dei bracci del transetto. Ma le cappelle non sono fra loro comunicanti ne comunicano con il transetto, e la zona presbiteriale è molto più profonda così come quella dell'ingresso, con il portico della cantoria a tre campate e con colone tortili.
Trionfo di Santa Caterina
Tutte le superfici intonacate sono dipinte e chiesa presenta volta a volte affrescata da Filippo Randazzo nel 1744 con il Trionfo di Santa Caterina e la Gloria delle Sante Martiri dell'Ordine, presbiterio con affreschi di Antonio e Paolo Filocamo del 1728, con una Anima in gloria che ascende in Paradiso, cupola su peducci affrescata da Vito D'Anna nel 1751, con l'Apoteosi di San Domenico, sottocoro affrescato Francesco Sozzi e Alessandro D'Anna nel 1759 con il Trionfo di Santa Caterina e le virtù.
Un motroneo corre tutto intorno alla chiesa nello spessore della muratura al di sopra delle aperture ad archi delle cappelle, affacciandosi sulla nave con finestre protette da gelosie.
Sulla serena orditura strutturale, che nella sequenza di archi e pilastri e di pieni e vuoti conserva memoria della applicazione proporzionale rinascimentale, si distende per tutte le superfici il più tardo rivestimento marmoreo di marmi in pannelli figurativi e a tarsie, che hanno fatto considerare la chiesa una delle «manifestazioni più tipiche del Barocco siciliano» anche in virtù del fatto che «le linee principali dell'architettura(...) impongono un loro ordine all'esuberanza dei motivi coloristici e scultorei» (A. Blunt)
Famosi, nella zona basamentale dell'ordine di paraste che inquadra le cappelle, i pannelli in marmo di Giona inghiottito dalla balena, dell'Albero della Vita o i pannelli prospettici con sezioni architettoniche (M. C. Ruggieri). La facciata, a due ordini, ha quello inferiore tripartito da paraste e quello superiore in corrispondenza di quello centrale, raccordato da modiglioni alla cornice intagliata con motivi definiti «popolareschi». Anche per il prospetto si è visto riecheggiare «il tipo corrente in chiese romane della Controriforma»
(A. Blunt). In una nicchia sopra il portale è situata la statua di Santa Caterina ivi collocata nel 1685.
L'altare maggiore
L'altare maggiore è realizzato in pietre dure, agate grigie e verdi, con ornamenti in rame dorato su progetto di Andrea Palma, paliotto in pietre dure con sepolcro della madre badessa suor Maria del Carretto del 1598, colei che promosse i lavori di rinnovamento. Ai lati sono presenti due splendidi angeli lignei dorati con vesti e ali laminate in argento.
ORARI
festivo 09:30 - 18:00 dal lunedì al sabato 10:00 - 18:00
3€ Ingresso standard visita Chiesa 2€ Ingresso ridotto visita chiesa per possessori di biglietto del Circuito del Sacro e gruppi superiori a 10 persone 1€ Ingresso ridotto visita chiesa per ragazzi tra i 7 e i 17 anni e gruppi con guida turistica e scolaresche
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