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Beato Ruggero Cadwallador

Beato Ruggero Cadwallador
Nome: Beato Ruggero Cadwallador
Titolo: Martire
Nascita: 1567 circa, Stretton, Inghilterra
Morte: 27 agosto 1610, Leonminster, Inghilterra
Ricorrenza: 27 agosto
Tipologia: Commemorazione


Ruggero Cadwallador nacque a Stretton, vicino a Sugeres (o Sugwas), nello Herefordshire (Inghilterra). Era il figlio maggiore e l'erede di un ricco proprietario terriero.

Era un ragazzo istruito e aveva sentito, a quanto pare, una precoce vocazione alla vita sacerdotale. Il padre gli permise di andare a Reims, dove venne ordinato diacono il 24 febbraio 1592. Nell'agosto 1593 andò al nuovo collegio inglese di Valladolid, in Spagna, dove venne ordinato sacerdote, e nel 1594 fu mandato nella missione inglese. Svolse il suo ministero nello Herefordishire per sedici anni e si guadagnò la reputazione di sacerdote zelante, che solitamente si spostava a piedi e che operava molte conversioni, specialmente tra i poveri e gli operai. Era anche studioso di fama, molto versato per il greco.

Il 5 novembre 1602 la regina Elisabetta emise un proclama che pareva promettere una certa tolleranza verso gli ecclesiastici cattolici che avessero mostrato fedeltà alla regina; quest'atto fu compiuto in seguito a una proposta fatta quasi sicuramente tramite Guglielmo Watson (cfr. S. Margherita Ward, 30 ago.), il mediatore principale con il governo, da parte di alcuni preti secolari cattolici, gli Appellanti, tra i quali Ruggero, che avevano fatto il giuramento «di essere i primi a scoprire [...] intenzioni traditrici contro di noi e il nostro stato, e [...] in prima fila nel soffocarle con le armi e ogni altro mezzo».

Ruggero era implicato nella prolungata disputa, la Controversia dell'Arciprete, tra il clero secolare e, principalmente, i gesuiti riguardo le modalità della presenza cattolica in Inghilterra, e fu sicuramente uno degli Appellanti che, quello stesso mese, poco prima della morte della regina, scrisse un'altra dichiarazione conosciuta come la Dichiarazione Solenne di Fedeltà del 30 gennaio 1603.

Riconobbero Elisabetta come la loro vera e fedele sovrana, e promisero di obbedirle in ambito temporale, come la legge divina ordinava, di evitare gli intrighi e le cospirazioni e di difendere la sua persona e il suo regno contro le invasioni, «contrastando ogni scomunica pronunciata o che dovesse essere pronunciata contro sua Maestà». Tuttavia i firmatari dichiararono anche la loro fedeltà al vescovo di Roma, come richiedeva la legge divina e affermarono di essere pronti a offrire la vita piuttosto che «violare l'autorità della Chiesa cattolica di Cristo». Tredici importanti preti secolari, tra cui Ruggero, firmarono la dichiarazione. Il documento non venne accettato; i deputati che lo presentarono vennero imprigionati, e la propaganda anticattolica continuò, anche se pare che nessuno dei firmatari sia stato perseguitato sotto Elisabetta. Giacomo VI/I, la cui moglie era cattolica, era molto più tollerante di Elisabetta per certi versi. Ma dal 1604 in poi, soprattutto dopo la Congiura delle Polveri del 1605, iniziò ad associare il cattolicesimo con l'idea di "terrorismo", tanto che indossava abiti di protezione particolari e non permetteva a nessuno di sguainare la spada in sua presenza.

Sicuramente le condanne a morte di cattolici diminuirono durante il suo regno, anche se nel 1606 fu imposto ai cattolici un nuovo Giuramento di Fedeltà, preparato da Cristoforo Perkins, un ex gesuita. Le prescrizioni, che avevano implicazioni a livello di coscienza difficilmente verificabili oggi, avevano lo scopo di dividere e isolare i cattolici: dovevano costringerli ad abiurare e condannare come «infernale, empia ed eretica» l'idea che un monarca scomunicato da un papa potesse essere deposto o ucciso dai suoi sudditi. Molta gente accettò il giuramento.

Alcuni sacerdoti nelle missioni, come Giorgio Blackwell, l'arcivescovo d'Inghilterra (che venne immediatamente deposto), sottoscrissero il giuramento, ma molti lo rifiutarono, e papa Paolo V lo vietò espressamente in due lettere ai cattolici d'Inghilterra.

Fu durante il regno di Giacomo, la domenica di Pasqua 1610 che Ruggero fu catturato dallo sceriffo Giacomo Prichard, mentre si trovava in casa di una vedova cattolica, la signora Winifride Scroope. Fu interrogato prima da un altro sceriffo, poi da Roberto Bennet, vescovo di Hereford, alle cui domande rispose con prontezza. Riconobbe di essere prete, fatto che credeva potesse essergli difficilmente rinfacciato: «Perché o ammetti di essere anche tu un sacerdote, oppure io posso sicuramente provare che non sei un vescovo».

Quando il vescovo gli rispose che Cristo era il solo sacerdote che offriva sacrifici del Nuovo Testamento, Ruggero gli rispose: «Dimostralo, ti prego, mio Signore, così potrai provare che non sono più sacerdote di qualsiasi altro uomo e di conseguenza neanche un traditore o un trasgressore della tua legge».

Rifiutò di sottoscrivere il Giuramento di Fedeltà e fu mandato nella prigione di Hereford, dove fu legato con catene eccezionalmente pesanti. Quando fu mandato a piedi nella prigione di Leominster nello Herefordshire lo obbligarono a portare le manette. A un visitatore disse, scuotendole e paragonandole ai campanelli sulla veste del sommo sacerdote nell'Antico Testamento: «Senti? Sono questi i miei campanellini».

Si ammalò gravemente, ma, nonostante la febbre alta, dovette sottomettersi a un secondo interrogatorio con il vescovo e altre persone.

Alla fine venne processato come sacerdote e condannato a morte. Per alcuni mesi venne incatenato tutte le notti al letto.

Il mattino dell'esecuzione indossò degli abiti nuovi che un amico gli aveva mandato, diede del denaro al custode e si assicurò di averne un po' con sé da dare all'uomo che avrebbe condotto il cavallo al patibolo. Diverse volte, lungo il cammino, gli fu offerta salva la vita se avesse prestato giuramento.

Aveva quarantatré anni quando fu impiccato e sventrato mentre era ancora vivo e poi squartato a Leonminster il 27 agosto 1610. Insieme a Roberto Drury (26 feb.) fu l'unico firmatario della Dichiarazione Solenne di Fedeltà a venire ucciso. Ruggero è stato beatificato da papa Giovanni Paolo II il 22 novembre 1987.

MARTIROLOGIO ROMANO. A Leominster in Inghilterra, beato Ruggero Cadwallador, sacerdote e martire, che, ordinato a Valladolid in Spagna, fu uomo di insigne dottrina; per sedici anni esercitò clandestinamente in patria il suo ministero e, infine, condannato sotto il re Giacomo I per il suo sacerdozio, morì dopo aspre torture con il supplizio del patibolo.

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