Il Beato Romano Lysko nacque il 14 agosto 1914 a Horodok, nella regione di Leopoli, nell'allora Galizia. Proveniva da una famiglia profondamente legata alla Chiesa greco-cattolica ucraina: suo padre, Volodymyr Lysko, era sacerdote e suo nonno materno, Mykhailo Tsehiels'kyj, era anch'egli sacerdote. Fin dall'infanzia Romano crebbe quindi in un ambiente nel quale la fede cristiana e il servizio alla Chiesa occupavano un posto centrale.
Durante la giovinezza manifestò particolare interesse per la musica, la cultura e lo studio. Possedeva un notevole talento musicale e imparò a suonare il violino e il pianoforte. Amava inoltre la lettura e la poesia e partecipava alle attività del movimento giovanile Plast, nel quale si dedicava alla formazione dei giovani. La sua attenzione verso le nuove generazioni sarebbe rimasta una caratteristica costante anche durante il successivo ministero sacerdotale.
Nel 1932 iniziò gli studi presso l'Accademia teologica di Leopoli, che concluse nel 1938. Durante gli anni accademici si distinse per le sue capacità intellettuali e per l'interesse verso la storia e la liturgia della Chiesa. Si dedicò anche alla ricerca e alla scrittura, pubblicando alcuni suoi lavori sulla rivista ecclesiastica Nyva. Uno dei suoi studi era dedicato alla devozione alla Vergine Maria nella liturgia della Chiesa ucraina.
Dopo gli studi si sposò con Neonila Hun'ovska. Nelle Chiese cattoliche orientali è possibile che uomini sposati siano ordinati sacerdoti, e Romano intraprese così il cammino verso il sacerdozio mantenendo la propria vita familiare. Insieme alla moglie continuò inoltre a dedicarsi alla formazione e all'educazione dei giovani.
Il 28 agosto 1941 fu ordinato sacerdote dal metropolita Andrej Šeptyckyj, arcivescovo maggiore della Chiesa greco-cattolica ucraina. Dopo l'ordinazione venne destinato alla parrocchia di Kotliv, dove esercitò il ministero pastorale e si dedicò in particolare all'educazione religiosa dei bambini e dei ragazzi. Organizzava incontri nella chiesa e nella casa parrocchiale, insegnando loro preghiere e canti religiosi e cercando di trasmettere una fede profondamente vissuta.
Nel 1944, a causa degli eventi bellici e dei bombardamenti, Romano dovette lasciare Kotliv insieme alla famiglia. Poco dopo ricevette l'incarico di parroco della comunità di Belzec, nel distretto di Zolochiv. Anche in questa nuova parrocchia si dedicò con grande impegno all'attività pastorale e all'educazione dei giovani. I suoi parrocchiani lo ricordavano come un sacerdote vicino alle persone, disponibile ad aiutare chi si trovava in difficoltà.
Nel frattempo, l'Ucraina occidentale era tornata sotto il controllo sovietico e la Chiesa greco-cattolica ucraina venne sottoposta a una dura persecuzione. Le autorità sovietiche cercarono di eliminare la comunione dei greco-cattolici con la Santa Sede e di costringere sacerdoti e fedeli ad aderire alla Chiesa ortodossa controllata dal regime. Romano Lysko rifiutò di rinunciare alla propria appartenenza alla Chiesa cattolica e continuò a svolgere il suo ministero.
Le autorità iniziarono a raccogliere informazioni sulla sua attività. I fedeli interrogati dagli investigatori, invece di fornire accuse contro di lui, raccontarono le numerose opere compiute dal sacerdote: aveva aiutato persone minacciate dalla deportazione, aveva cercato lavoro per chi ne era privo e aveva insegnato ai giovani la fede, i canti religiosi e la storia del loro popolo.
Il 9 settembre 1949 Romano Lysko venne arrestato dagli organi dell'NKVD e rinchiuso nel carcere di Leopoli, nella prigione di via Lonskoho. Durante la detenzione fu sottoposto a interrogatori e torture. Secondo le testimonianze raccolte dopo la sua morte, nonostante le sofferenze continuò a pregare e a cantare i Salmi con voce forte, mantenendo la propria fede anche nelle condizioni più dure.
Le circostanze esatte della sua morte non sono completamente documentate. La comunicazione ufficiale ricevuta dalla famiglia riferì che il sacerdote era morto il 14 ottobre 1949 per una paralisi cardiaca. Alcuni testimoni della prigionia riferirono però di averlo visto ancora vivo dopo quella data e raccontarono che sarebbe stato sottoposto a ulteriori torture e murato all'interno della prigione. Per questo motivo le ricostruzioni agiografiche riportano la sua morte come conseguenza delle persecuzioni e delle torture subite.
La Chiesa riconobbe in Romano Lysko un martire della fede, morto durante la persecuzione sovietica contro la Chiesa greco-cattolica ucraina. La sua testimonianza fu inserita nel gruppo dei 25 martiri greco-cattolici ucraini che subirono persecuzioni e morte sotto il regime sovietico. Il 27 giugno 2001, durante la visita apostolica in Ucraina, Papa Giovanni Paolo II lo proclamò beato insieme agli altri martiri.
Il Beato Romano Lysko è venerato come sacerdote e martire della Chiesa greco-cattolica ucraina. La sua vita fu caratterizzata dall'impegno pastorale, dall'educazione dei giovani e dalla fedeltà alla Chiesa durante un periodo di violenta persecuzione religiosa. La sua memoria liturgica ricorre il 14 ottobre, anniversario della sua morte.