Il Beato Pasquale Torres Lloret fu un laico spagnolo, padre di famiglia e martire della persecuzione religiosa durante la Guerra civile spagnola. Nacque a Carcaixent (Carcagente), nella provincia di Valencia, il 23 gennaio 1885, e morì martire nella sua città natale il 6 settembre 1936. Fu beatificato da San Giovanni Paolo II l'11 marzo 2001 insieme agli altri martiri della persecuzione religiosa nell'Arcidiocesi di Valencia.
Pasquale nacque in una famiglia di condizioni economiche modeste, ma profondamente cristiana. Il 5 ottobre 1911 sposò Leonor Pérez Canet, dalla quale ebbe quattro figli. La vita familiare occupò un posto centrale nella sua esistenza e la moglie condivise con lui la profonda fede e le numerose opere di carità.
Pasquale cercò di vivere il Vangelo non soltanto nella propria casa, ma anche nel lavoro e nella vita sociale, diventando un punto di riferimento per la comunità cattolica di Carcaixent.
Di professione costruttore e capomastro, Pasquale era conosciuto per la sua grande onestà. In particolare, rinunciava alla consueta maggiorazione del 10% sulla paga degli operai che gli spettava in qualità di capomastro, preferendo che quella somma venisse distribuita tra i lavoratori.
Quando si accorgeva che qualche operaio si trovava in difficoltà economiche, arrivava inoltre a destinargli parte della propria paga. Viveva così concretamente quella concezione cristiana della giustizia e della dignità del lavoro che caratterizzò tutta la sua vita.
Pasquale fu un assiduo collaboratore della propria parrocchia e sostenne numerose iniziative apostoliche. Fu particolarmente impegnato nell'Azione Cattolica, nell'Adorazione notturna, nella Legione Cattolica dei Padri di Famiglia e nelle Conferenze di San Vincenzo de' Paoli.
Nel 1932 contribuì alla fondazione del primo gruppo dell'Azione Cattolica a Carcaixent. La sua giornata era scandita dalla preghiera, dalla partecipazione alla Messa e dalla recita del Rosario in famiglia.
Una parte significativa della sua attività fu dedicata ai malati del lebbrosario di Fontilles. Pasquale non si limitava a sostenere economicamente l'opera, ma si recava personalmente tra i malati, offrendo loro assistenza, compagnia e conforto.
La sua carità era quindi rivolta in modo particolare alle persone più emarginate e bisognose, alle quali dedicava tempo nonostante gli impegni familiari e professionali.
Con lo scoppio della Guerra civile spagnola nel 1936, la situazione dei cattolici divenne rapidamente molto pericolosa. Pasquale fu arrestato più volte esclusivamente a causa della sua fede e del suo intenso impegno religioso.
Durante la persecuzione, quando molte chiese vennero chiuse o profanate, il parroco affidò a Pasquale le ostie consacrate perché potesse proteggerle. Nella sua abitazione venne quindi custodito il Santissimo Sacramento, trasformando la casa della famiglia Torres Lloret in un piccolo luogo di preghiera per i cattolici rimasti senza la possibilità di partecipare pubblicamente alla vita religiosa.
Il 25 luglio 1936 Pasquale fu arrestato per la prima volta. Venne condotto nella cappella di Maria Immacolata dell'ospedale, dove, nonostante la propria situazione, cercò di incoraggiare gli altri prigionieri. Dopo alcuni giorni fu liberato.
Gli venne intimato di lasciare Carcaixent, ma Pasquale rifiutò di abbandonare la propria città e continuò a svolgere discretamente il suo apostolato. Fu arrestato nuovamente e sottoposto a interrogatori e minacce.
Nonostante i pericoli, continuò a custodire l'Eucaristia e a sostenere spiritualmente gli altri cristiani. La sua attività religiosa provocò ulteriori interventi delle autorità rivoluzionarie e Pasquale subì complessivamente quattro detenzioni.
Il 5 settembre 1936 i miliziani tornarono nella sua abitazione per arrestarlo. Pasquale era stato male durante la notte a causa di una colica, ma seguì ugualmente i suoi persecutori.
La sua principale preoccupazione, secondo le testimonianze raccolte durante la causa di beatificazione, era mettere al sicuro il Santissimo Sacramento custodito nella casa, per evitare che venisse profanato.
Fu condotto in un edificio adibito a prigione, dove venne interrogato e sottoposto a minacce e violenze. La sera una delle figlie riuscì a fargli visita e lo trovò provato fisicamente, ma ancora sereno e pieno di forza d'animo.
All'alba del 6 settembre 1936, Pasquale fu prelevato dalla prigione insieme ad altri condannati e condotto al cimitero di Carcaixent.
Prima dell'esecuzione continuò a confortare e incoraggiare gli altri prigionieri. Venne quindi fucilato a causa della sua fede cristiana. Aveva cinquantuno anni.
Il suo martirio fu riconosciuto dalla Chiesa come una testimonianza della sua fedeltà a Cristo durante la persecuzione religiosa. Il Martirologio Romano lo ricorda come padre di famiglia e martire, sottolineando che, portando la croce di Cristo, giunse al premio celeste.
La causa di Pasquale Torres Lloret fu inserita nel gruppo dei 233 martiri della persecuzione religiosa dell'Arcidiocesi di Valencia. Dopo il riconoscimento del martirio, San Giovanni Paolo II lo beatificò l'11 marzo 2001 a Roma.
La sua beatificazione ha un significato particolare perché Pasquale non era sacerdote né religioso: era un laico, lavoratore e padre di famiglia. La sua vicenda mostra come la testimonianza cristiana possa essere vissuta pienamente anche attraverso la famiglia, il lavoro, l'impegno sociale e la vita della comunità parrocchiale.