Una chiesa a tre piani grandeggia sulle alture della città di Assisi, patria del Serafico Padre S. Francesco, celebrato da Dante, vera e purissima gloria d' Italia, amatissimo e venerato da ogni popolo.
La predetta Chiesa o Basilica sorse fra il 1230 e il 1253, ad opera, sembra, di un Filippo di Campello, di Giovanni della Penna e di altri, per accogliere in onore la salma del Santo. Da secoli la Basilica è ufficiata da Frati Conventuali Minori di S. Francesco e contiene memorie incomparabili di storia e di arte. E' preceduta da portici, e ad essa è unito il Sacro Convento.
Entrata Basilica Inferiore
Per una grandiosa antiporta gotica preceduta da un baldacchino della Rinascita, s'entra nella Chiesa "inferiore" che ha i caratteri di una cripta con basse volte e con scarsa luce. Sull’unica navata si affacciano delle cappelle meravigliosamente affrescate dedicate ai santi più celebri (Sant'Antonio Abate, Santa Caterina, Santo Stefano, Sant'Antonio da Padova, Maddalena, San Martino, San Pietro d'Alcantara), oltre Cimabue (di cui si ammira la Madonna col Bambino e S. Francesco nella Maestà di Assisi) Giunta Pisano ed altri sommi pittori che si soglion dire "primitivi", ebbero campo i pittori della scuola giottesca.
Maestà di Assisi
Ma soprattutto affascina Simone Martini. Vedi ancor qui delle meraviglie pittoriche di Lorenzetti e dei suoi seguaci.
Tomba di San Francesco
Di qui si passa nella cripta sotterranea, dove è la tomba di San Francesco, discoperta il 12 dicembre 1818, al tempo di Pio VII. Frate Elia, morto il Santo, ne aveva nascosto il corpo in una grotta fatta da lui scavare nel vivo masso. Ivi il pellegrino può prostrarsi a venerare il sepolcro, dove riposa il Serafico insieme ai suoi più fedeli discepoli: i beati frate Leone, frate Rufino, frate Masseo e frate Angelo.
La Chiesa superiore, dichiarata Basilica Patriarcale con altare papale e dal 2006 "Basilica papale", è una grande accolta di opere illustri. Qui Giotto "ha il grido" e con le sue storie della vita del Santo oscura la fama di tutti gli altri dipintori. Lo scorta onorevolmente una schiera dei suoi migliori seguaci. Già in questa chiesa superiore Cimabue ed altri avevano operato nella nave traversa e nell'abside. La critica vi riconosce anche la mano di pittori della scuola romana. Nella sacristia sono insigni reliquie, tra cui la benedizione di S. Francesco scritta di sua mano.
Interno Basilica Superiore di San Francesco
La struttura interna mostra caratteri tipici del gotico italiano: archi a sesto acuto che attraversano la navata, poggianti su semipilastri a fascio, dai quali si diramano costolature delle volte a crociera ogivali e degli arconi laterali che incorniciano le finestre. Contente la più completa raccolta di vetrate medievali d'Italia attribuite ad artisti della Germania nord-orientale e in parte di francesi e in parte di una bottega nata nell'ambito dell'officina del Maestro di San Francesco, databili nella seconda metà del XIII secolo.
Esterno Basilica di San Francesco
Il mirabile aspetto esterno invece presenta una facciata semplice a "capanna", la parte alta è decorata con un rosone centrale, con ai lati i simboli degli Evangelisti in rilievo. La parte bassa è arricchita dal maestoso portale strombato. Sul lato sinistro della facciata è stata appoggiata , nel Seicento, la Loggia delle benedizioni dalla quale, in epoca passata, si mostrava il Velo santo della Madonna. Sullo stesso lato, poco dopo la costruzione della chiesa superiore, è stato innalzato il campanile, un tempo cuspidato.
IL TERREMOTO DEL 1997
Il 26 settembre 1997 un evento sismico causò profonde lesioni alla basilica superiore, con il crollo della volta in due punti provocando la morte di due frati e di due anziani coniugi, ricordati con un'iscrizione nel pavimento all'ingresso della basilica. Ingenti danni al furono causati al timpano sud del transetto: 130 metri quadrati di affreschi medievali furono ridotti in frammenti. In particolare crollò parte degli affreschi sulla volta della prima campata: il San Girolamo, dove erano raffigurati i Quattro Dottori della Chiesa; la figura di San Matteo, sulla volta raffigurante i Quattro evangelisti di Cimabue; inoltre, la volta stellata, ridipinta nell'Ottocento. Sull'arco di controfacciata e sul costolone, anch'essi crollati, rovinarono a terra otto figure di santi e altre decorazioni. La basilica rimase chiusa per due anni per i necessari lavori di restauro.
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