S. Gregorio Magno, per il natale dei Santi Processo e Martiniano pronunciò sul loro sepolcro l'omelia 32 sui Vangeli nella quale dice: Ad Sanctorum Martyrum corpore constilimus, fratres mei. Nessun dubbio dunque sulla veridicità storica della loro esistenza. Ma i loro atti sono tardi e mal sicuri. Leggiamo nella lezione dell'Ufficio Divino: « Nel tempo in cui Pietro e Paolo erano detenuti nel carcere Mamertino sul monte Tarpeio, i due carcerieri Processo e Mattiniano, con altri quaranta, tocchi dalla predicazione e dai miracoli degli Apostoli, si convertirono alla fede di Gesù Cristo e, scaturita d'un tratto una sorgente dalla roccia, furono battezzati. Allora essi permisero agli Apostoli di andarsene se volevano. Ma Paolino, comandante dei soldati, scoperta la cosa, cercò di rimuovere Processo e Martiniano dalla presa risoluzione. Vedendo però che perdeva il tempo inutilmente fece loro contundere la faccia e spezzare i denti con un sasso. Condotti poi davanti alla statua di Giove e rifiutandosi colla medesima costanza di adorare gli idoli, li fece torturare sul cavalletto, fece applicare delle lamiere roventi sui loro corpi e battere con bastoni: in tali atroci tormenti dalla loro bocca non usciva che questa sola voce: " Sia benedetto il nome del Signore ".
Finalmente, gettati in prigione, poco dopo vennero decapitati fuori di Roma sulla via Aurelia ». Lucina, matrona romana, ne seppellì i corpi in un suo podere, il 2 luglio: inoda forman acquaductas, l'acquedotto cioè di Traiano che rasenta la classica villa Pamphili. Infatti è appunto sotto quei viali alberati che si svolgono le gallerie del loro cimitero, oggi interrato e sconosciuto.
Le Reliquie dei due Martiri, nel periodo delle grandi traslazioni vennero portate da Pasquale I a S. Pietro dove tuttora si venerano.
MARTIROLOGIO. A Roma nel cimitero di Damaso al secondo miglio della via Aurelia, santi Processo e Martiniano, martiri.
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