Beatrice nacque intorno al 1200 a Tienen, l'antica Tirlemont, nel Brabante, nell'attuale Belgio. Rimase orfana di madre all'età di sette anni e trascorse un periodo della sua infanzia presso una comunità di beghine a Zoutleeuw, dove ricevette la prima formazione religiosa e culturale.
Successivamente entrò in contatto con il mondo cistercense e, ancora giovanissima, fu accolta come oblata nel monastero di Bloemendaal o Florival, fondazione sostenuta dal padre Bartolomeo. La sua formazione fu particolarmente accurata: imparò il latino, la calligrafia e la preparazione dei manoscritti, acquisendo una cultura non comune per una donna del suo tempo.
Beatrice sentì molto presto il desiderio di consacrarsi completamente a Dio. Dopo il periodo di formazione religiosa, entrò stabilmente nella vita monastica cistercense e trascorse alcuni anni anche presso altre comunità dell'Ordine, tra cui La Ramée e Maagdendaal.
La sua vita spirituale fu caratterizzata da una forte ricerca dell'unione con Dio, accompagnata da una rigorosa disciplina ascetica, dalla preghiera e da profonde esperienze interiori. Le fonti che la riguardano descrivono una donna di grande sensibilità spirituale e di notevole preparazione intellettuale.
Nel 1236 Beatrice raggiunse una nuova fondazione cistercense dedicata a Nostra Signora di Nazareth, nei pressi di Lier, nel Brabante. Qui divenne priora della comunità e rimase alla guida del monastero per il resto della sua vita.
Il monastero di Nazareth divenne il luogo principale della sua maturazione spirituale e della sua attività di scrittrice. La tradizione letteraria conserva infatti il ricordo di numerosi scritti nei quali Beatrice descriveva le proprie esperienze ascetiche e mistiche. Gran parte di questi testi originali è andata perduta, ma il loro contenuto è stato in parte conservato nella Vita Beatricis, redatta in latino da un autore cistercense nel XIII secolo.
L'opera più celebre attribuita a Beatrice è I sette modi dell'amore santo, conosciuta nell'originale neerlandese come Van seven manieren van heiliger minnen. Si tratta di uno dei testi più importanti della mistica medievale fiamminga e di una delle più antiche opere di prosa mistica conservate in lingua neerlandese.
Nel trattato Beatrice descrive il cammino dell'anima verso Dio attraverso sette forme o gradi dell'amore. L'amore divino non viene presentato come una realtà statica, ma come un movimento crescente che purifica, trasforma e conduce progressivamente la persona verso una più profonda unione con Dio.
La sua spiritualità appartiene alla grande tradizione della mistica dell'amore, nella quale il rapporto tra l'anima e Dio viene descritto attraverso immagini di desiderio, ricerca, gioia, sofferenza e compimento.
Un'importante fonte per conoscere la sua esperienza spirituale è la Vita Beatricis, composta nella seconda metà del XIII secolo. L'autore, legato al monastero di Nazareth, utilizzò materiali autobiografici e trattati spirituali attribuiti a Beatrice, traducendoli e rielaborandoli in latino.
Grazie a questa opera è stato possibile conservare almeno in parte la memoria della sua vita interiore. La Vita Beatricis testimonia inoltre il ruolo di Beatrice come figura significativa della spiritualità cistercense femminile e della cultura religiosa fiamminga del Medioevo.
Al centro del pensiero di Beatrice si trova l'idea che Dio è la sorgente dell'amore e che l'anima è chiamata a rispondere a questo amore con tutta la propria esistenza. Il cammino spirituale non elimina le difficoltà, ma passa anche attraverso il desiderio, l'attesa e la sofferenza provocata dalla percezione della distanza tra l'anima e Dio.
Per Beatrice, tuttavia, questa tensione conduce progressivamente a una trasformazione interiore. L'amore divino diventa così il principio capace di orientare ogni aspetto della vita e di condurre la persona verso l'unione con Dio.
Beatrice morì nel monastero di Nazareth nel 1268. Le fonti non concordano completamente sul giorno della morte, ma la tradizione liturgica che la ricorda come Santa Beatrice di Nazareth celebra la sua memoria il 29 agosto.
La sua fama è legata soprattutto alla profondità della sua esperienza mistica e all'importanza della sua opera letteraria. La Treccani la ricorda come monaca cistercense, mistica e scrittrice in fiammingo, mentre le fonti agiografiche e letterarie medievali testimoniano il ruolo centrale che ebbe nella spiritualità del suo tempo.
Santa Beatrice di Nazareth occupa un posto particolare nella storia della spiritualità medievale. La sua figura unisce infatti la vita monastica, la mistica e la scrittura. In un'epoca in cui la produzione teologica e spirituale era prevalentemente affidata agli uomini, Beatrice riuscì a esprimere con grande originalità la propria esperienza di Dio nella lingua del suo popolo.
La sua testimonianza continua a essere considerata un importante esempio della grande stagione della mistica femminile del XIII secolo, accanto alle esperienze nate nei monasteri e nei beghinaggi delle Fiandre e del Brabante. Il suo messaggio fondamentale rimane quello di un amore che nasce da Dio, trasforma l'essere umano e lo conduce, passo dopo passo, verso la comunione con Lui.