Sant' Antelmo di Chignin

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Sant' Antelmo di Chignin
Nome: Sant' Antelmo di Chignin
Titolo: Monaco e vescovo di Belley
Nascita: 1107 circa, Chignin, Francia
Morte: 26 giugno 1178, Belley, Francia
Ricorrenza: 26 giugno
Martirologio: edizione 2004
Tipologia: Commemorazione


Antelmo, figlio di un nobile savoiardo, nato nel castello di Chignin, nei pressi di Chambéry, per alcuni anni svolse il ministero di semplice sacerdote diocesano, poi divenne segretario della Chiesa di Ginevra, ed essendo persona metodica e capace di tenere in ordine l'amministrazione, diede incremento alle rendite ecclesiastiche.

Aveva congiunti tra i certosini, ai quali faceva visita nel monastero di Portes, e ogni volta rimaneva impressionato dalla quiete della valle, racchiusa tra dirupi in calcare e pinete, che gli faceva balenare agli occhi un tipo di vita assai diverso da quello che conduceva piegato sui libri contabili, nella sua Ginevra. Inoltre era attratto dall'Ordine certosino e dal suo stile di vita: gli eremiti conducevano vita solitaria in celle costruite attorno a un chiostro, tutto avvolto dalla solitudine e dal silenzio; il cibo veniva servito loro attraverso un'apertura della porta della cella; recitavano privatamente la maggior parte dell'Ufficio, e solo nelle domeniche e nelle feste celebravano insieme la liturgia e prendevano i pasti in comune.

Antelmo decise così di entrare tra i certosini e ricevette l'abito attorno al 1137. Prima che avesse terminato il noviziato fu mandato alla Grande Certosa. Quel monastero stava vivendo un momento di grande travaglio: un valanga aveva distrutto parte dei suoi edifici con conseguenze nefaste sul morale dei monaci. Forse i suoi contatti famigliari, le sue qualità di comando e le sue capacità in materia finanziaria mossero i superiori ad affidargli il compito di restaurare in tutte le sue funzioni e prosperità la grande fondazione: quando il priore Ugo I diede le dimissioni egli venne eletto al suo posto, divenendo il settimo priore della Grande Certosa. S'impegnò subito nella ricostruzione degli edifici abbattuti, che circondò con un alto muro; fece costruire un acquedotto per portare l'acqua e rimise in ordine i terreni e gli ovili. Dal punto di vista dell'osservanza rimise in vigore la regola primitiva, caduta in disuso; ma la sua riforma più importante fu il tentativo di rendere più stretti i legami tra le varie case: in quel tempo ogni certosa era indipendente l'una dall'altra, e ognuna doveva obbedienza solo al vescovo della diocesi in cui si trovava. Antelmo convocò il primo capitolo generale e alla Grande Certosa venne riconosciuto il ruolo di casa madre, divenendo egli di fatto, anche se non ufficialmente, il primo superiore generale dell'ordine.

La fama di santità e di saggezza di Antelmo gli guadagnò molti seguaci, trai quali si contano anche il padre, il fratello e Guglielmo, conte di Nevers, che si fece fratello laico; Antelmo affidò a Giovanni di Spagna (25 giu.) l'incaricò di redigere una costituzione per le donne che desideravano vivere la regola certosina.

Dopo aver diretto la Grande Certosa per dodici anni diede le dimissioni e poté dar corso al suo desiderio di vita solitaria, ma non per molto: quando Bernardo di Varey, fondatore e primo priore di Portes, diede le dimissioni per ragioni di età, Antelmo, allora ancora nel vigore dei quarant'anni, fu nominato al suo posto. Portes era un monastero molto ricco e il nuovo priore decise che il suo tesoro, i suoi forzieri, e i granai stracolmi fossero incompatibili con la povertà imposta dalla regola: in occasione di un periodo di penuria ordinò che cibo e denaro fossero distribuiti a tutti coloro che ne avevano bisogno, e vendette arredi delle chiese per ottenere nuove risorse da dare in elemosina.

Due anni dopo fece ritorno alla Grande Certosa, ma anche questa volta non gli fu permesso di vivere nel nascondimento: fu coinvolto nella lotta tra papa Alessandro III, legittimamente eletto, e l'antipapa Vittore IV, designato dall'imperatore Federico Barbarossa; Antelmo e Goffredo, abate di Hautecombe, esercitarono la loro influenza su confratelli e religiosi di altri ordini a sostegno di papa Alessandro, perorando la sua causa in Francia, Spagna e anche in Inghilterra. Quando divenne vacante la sede episcopale di Belley il papa accantonò tutte le altre candidature e costrinse Antelmo ad accettare la nomina, benché il certosino lo supplicasse di risparmiarlo. La consacrazione fu celebrata l'8 settembre 1163.

Una volta consacrato il nuovo vescovo si dedicò al nuovo ministero con la sua caratteristica vigoria. Fu irremovibile nel sostenere il celibato ecclesiastico: quando non ottenne ciò che chiedeva con la persuasione o l'ammonimento, arrivò a privare dei benefici quegli ecclesiastici che vivevano apertamente con donne. Difese i diritti della giurisdizione ecclesiastica contro le pretese dei laici: quando Umberto III, conte di Maurienne, arrestò un sacerdote accusato di delitto, il vescovo inviò un prelato per ottenerne la liberazione, minacciando di scomunica il conte. Il sacerdote fu liberato ma in un nuovo tentativo di arresto rimase ucciso, e Antelmo scomunicò il conte; papa Alessandro III, del quale Umberto era un protetto, chiese al vescovo di annullare il bando, ricevendone un rifiuto: «Colui che è appena stato legato non può essere sciolto a meno che per l'errore commesso faccia una penitenza adeguata». Il papa annullò d'autorità la scomunica e il vescovo, affermando che il pontefice agiva ultra vires e che lo stesso S. Pietro non aveva l'autorità di fare un tale gesto, si ritirò a Portes, donde a fatica fu convinto a tornare in diocesi. Continuò però a proibire a Umberto di accostarsi ai sacramenti; il papa non vide in ciò un atteggiamento contro la Santa Sede. Forse per questa sua ferma inclinazione a favore dell'autorità ecclesiastica fu scelto come legato per una missione in Inghilterra come mediatore tra Enrico II e Tommaso Becket (29 dic.): la spedizione in realtà non ebbe mai luogo.

Antelmo continuò a occuparsi dell'amministrazione della diocesi e nel contempo a vivere in semplicità certosina, trascorrendo ogni momento libero nella Grande Certosa o in altre case del suo ordine. Due imprese gli stavano particolarmente a cuore: una comunità di donne che conducevano vita claustrale a Bons e un lebbrosario, dove egli medicava personalmente gli ammalati. Continuò a prendersi cura del suo gregge e mentre distribuiva cibo durante una carestia fu assalito da una febbre mortale; prima di morire ricevette la visita del conte Umberto di Maurienne che chiese il suo perdono e promise di vivere rettamente.

Le reliquie di Antelmo non furono profanate durante la Rivoluzione francese e ora sono conservate nella cappella a lui dedicata a Belley, dove furono traslate il 30 giugno 1829.

MARTIROLOGIO ROMANO. A Belley in Borgogna, nell’odierna Francia, sant’Antelmo, vescovo, che, da monaco, ricostruì l’edificio della Grande Certosa distrutto da una abbondante nevicata; divenuto poi priore, convocò il Capitolo generale e, elevato alla sede episcopale, rifulse nell’opera di correzione dei costumi di chierici e nobili svolta con instancabile impegno e intrepida fermezza.

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