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San Villigiso

San Villigiso
Nome: San Villigiso
Titolo: Vescovo di Magonza
Ricorrenza: 23 febbraio
Tipologia: Commemorazione




Di umili natali e proveniente dalla città di Hildesheim o dalle immediate vicinanze, nei pressi di Hannover, nel Nord della Germania, Villigiso fu grande statista ed eminente uomo di Chiesa; la sua brillante intelligenza lo contraddistinse già in giovane età, e dopo aver intrapreso gli gruli per il sacerdozio divenne canonico a Hildesheim. Poiché a quel tempo gli imperatori germanici esercitavano un'effettiva influenza sul papato, quando Villigiso fu raccomandato da Wolkold, maestro del coro dell'imperatore Ottone II, e quindi nominato cappellano imperiale e cancelliere, gli si aprì la via per un ruolo importante nella Chiesa universale. Nel 975, quattro anni dopo, Ottone lo nominò arcivescovo di Magonza.

Nel 976 l'Italia meridionale subì l'attacco dei musulmani, che già avevano invaso la Sicilia; Ottone, proclamandosi "imperatore dei romani", assunse l'incarico della difesa e nel 983 a Capo Colonne in Calabria, benché vittoriosi, i musulmani dovettero battere in ritirata a causa della morte del loro capo, Abul Kasim. Nello stesso anno, però, moriva a Roma a soli ventotto anni d'età anche Ottone, per una febbre e fu Villigiso a incoronare ad Aquisgrana il figlio, che non aveva ancora quattro anni, con il nome di Ottone III. Il diritto di incoronare gli imperatori, conferitogli da papa Benedetto VII (974-985), lo rese uno dei più importanti personaggi del sacro romano impero ed egli, in effetti, governò insieme all'imperatrice Adelaide.

Ottone III, un giovane dalla vita austeramente ascetica e religiosa, coltivò l'amicizia di austeri riformatori tra cui Romualdo (19 giu,) e Adalberto da Praga (23 apr.); insieme all'amico Gerberto di Aurillac, da lui stesso eletto papa (Silvestro II), intraprese un'opera di rinnovamento spirituale dell'impero, additando se stesso come il nuovo Costantino e il papa come il nuovo Silvestro. Poiché l'imperatore risiedeva permanentemente a Roma e il papa era in posizione subordinata, la situazione generò disapprovazione sia nei germani che nei romani. Villigiso tentò di convincere Ottone ad abbandonare l'Italia per concentrare interessi e forze a nord delle Alpi, ma i suoi sforzi sembrarono vanificarsi quando l'imperatore morì nel 1002, all'età di ventidue anni, senza lasciare eredi; si accese una dura lotta per la successione al trono che infine si risolse a favore del duca Enrico di Baviera, che forte dell'appoggio di Villigiso fu da quest'ultimo incoronato come re Enrico II a Paderborn insieme alla consorte Cunegonda (entrambi in seguito riconosciuti santi: 13 lug. e 3 mar.).

Villigiso, ormai personalità politica di primo piano, fu servitore fedele del nuovo monarca. Non fu tuttavia il ruolo politico a motivarne la canonizzazione: egli condusse infatti una vita esemplare di preghiera, lavoro, carità e studio. Recitava l'Ufficio fino a mezzogiorno, quindi si occupava di questioni politiche, dedicando però ogni più piccolo momento libero allo studio della Scrittura; invitava quotidianamente alla sua tavola i poveri e fu strumento fondamentale per la diffusione del cristianesimo nello Schleswig-Holstein, in Danimarca e in Svezia. Villigiso fondò e consacrò celebri chiese; ricostruì la cattedrale di Magonza, per vederla bruciare il giorno stesso della consacrazione; fece quindi incominciare subito i lavori di ricostruzione, ma non visse sufficientemente a lungo per vedere l'opera completata. Grande patrono delle arti, aveva come motto "Dall'arte alla conoscenza e al servizio di Dio".

Si trovò poi coinvolto, soprattutto a causa dei complotti orditi da una certa suor Sofia, una delle sorelle di Ottone III, in una lunga discussione con S. Bernardo, vescovo di Hildesheim (20 nov.) in merito alla proprietà del convento e della chiesa di Gandersheim, situati al confine tra i territori di Hildesheim e Magonza. Per tutta la durata della disputa S. Bernardo tenne un comportamento impeccabile; quando infine essa si risolse a suo favore, Villigiso cessò immediatamente dalle proprie pretese, consegnando il suo pastorale in segno di fratellanza e di buona fede. Questo atteggiamento colpì a tal punto il biografo di Bernardo da fargli notare che Villigiso morì «ricco di anni e di opere buone». Venerato come santo subito dopo la morte, fu seppellito nella chiesa di S. Stefano di Magonza, dove veniva celebrata una Messa nell'anniversario di morte. Si sostiene che alcuni dei suoi paramenti sacri siano tuttora esistenti, ma il calice che in passato si riteneva fosse suo si è rivelato risalente a un periodo posteriore.

MARTIROLOGIO ROMANO. A Magonza nella Franconia in Germania, san Villigiso, vescovo, insigne per lo zelo pastorale.

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