Le notizie storicamente certe sulla vita di San Vicinio sono molto scarse. La principale fonte agiografica è infatti la Vita Sancti Vicinii, tramandata da un manoscritto medievale e composta probabilmente tra l'XI e il XII secolo, quindi molti secoli dopo l'epoca in cui sarebbe vissuto il Santo. Per questo motivo è necessario distinguere tra i dati storici e la tradizione religiosa sviluppatasi attorno alla sua figura.
Secondo la tradizione, Vicinio era originario della Liguria e giunse nella regione di Sarsina in un periodo di persecuzioni contro i cristiani. Prima di diventare vescovo avrebbe vissuto da eremita su un monte situato nei pressi della città, oggi conosciuto come Monte San Vicinio.
Qui avrebbe condotto una vita austera, dedicata alla preghiera, al digiuno e alla penitenza. La fama della sua santità si sarebbe diffusa tra le popolazioni della valle del Savio, fino a raggiungere la comunità cristiana di Sarsina.
La tradizione lo riconosce come il primo vescovo di Sarsina. Il racconto agiografico narra che, mentre la comunità cercava un nuovo pastore, Vicinio fu indicato come l'uomo destinato a guidare la Chiesa locale.
Divenuto vescovo, avrebbe esercitato il ministero per ventisette anni e tre mesi, continuando a distinguersi per l'austerità della vita, la cura dei poveri, delle vedove, degli orfani e dei malati. Il Martirologio Romano lo ricorda semplicemente come «san Vicinio, primo vescovo di questa città».
Uno degli aspetti più caratteristici della tradizione viciniana è il suo particolare carisma di guaritore e liberatore dal male. La Vita Sancti Vicinii attribuisce al Santo numerose guarigioni e la liberazione di persone considerate oppresse da influssi demoniaci, attraverso la preghiera, il digiuno e la sua intercessione.
Questa fama taumaturgica rimase strettamente legata al suo culto anche dopo la morte e contribuì a fare di Sarsina un importante centro di pellegrinaggio.
L'attributo più celebre del Santo è la catena, chiamata anche collare di San Vicinio. Secondo la tradizione, egli la utilizzava come strumento di penitenza durante la preghiera, talvolta appendendovi un peso per rendere più aspra la propria vita ascetica.
La catena, costituita da due bracci metallici collegati da snodi e terminanti in anelli, è ancora oggi custodita nella basilica di Sarsina. Da secoli viene utilizzata nella speciale benedizione impartita ai pellegrini che si rivolgono all'intercessione del Santo, in particolare nelle preghiere per la liberazione dal male e per il conforto degli infermi.
La tradizione colloca la morte di San Vicinio intorno al 330. Dopo un lungo episcopato sarebbe stato sepolto nella città di Sarsina, dove il suo sepolcro divenne presto meta di devozione.
Le sue reliquie sono conservate nella Basilica Concattedrale di San Vicinio, costruita nell'area dell'antica sede cristiana di Sarsina e sviluppatasi nella forma attuale intorno all'anno Mille. La cappella dedicata al Santo custodisce le reliquie e la celebre catena, centro della particolare devozione viciniana.
La devozione a San Vicinio è attestata almeno dal Medioevo. Una testimonianza del 1120 nell'abbazia di Montetiffi menziona il Santo, mentre un privilegio di Papa Lucio III del 1182 ricorda i mercanti che giungevano a Sarsina in occasione della sua festa. Altri documenti medievali confermano la continuità del culto e l'importanza della sua memoria religiosa per il territorio sarsinate.
Ancora oggi la Basilica Concattedrale di Sarsina è il principale centro del culto di San Vicinio. Il santuario richiama pellegrini provenienti da diverse regioni italiane, attratti dalla devozione al Santo e dalla particolare tradizione della benedizione con la catena.
Alla sua memoria è dedicato anche il Cammino di San Vicinio, un itinerario che attraversa la valle del Savio e le zone legate alla tradizione del Santo, ripercorrendo idealmente i luoghi dell'antica evangelizzazione e della devozione viciniana.
La memoria liturgica di San Vicinio ricorre il 28 agosto. È venerato come vescovo e patrono di Sarsina e la sua figura è ricordata soprattutto per la vita di preghiera, l'austerità ascetica e il particolare ministero di consolazione e liberazione attribuitogli dalla tradizione cristiana.
San Vicinio rappresenta una delle più antiche e caratteristiche figure della santità dell'Appennino romagnolo. Sebbene la sua biografia sia conosciuta soprattutto attraverso una tradizione medievale e molti particolari non possano essere verificati storicamente, il suo culto, le reliquie custodite a Sarsina e la venerazione della sua catena testimoniano una devozione che dura da quasi un millennio.