Servazio, o Servais, probabilmente di origine armena, passò alla storia come uno dei sostenitori più costanti di Atanasio (2 mag.) durante la lunga contesa per l'ortodossia nicena: nei concili di Sardica (343) e Rimini (359) sostenne coraggiosamente la causa dell'ortodossia. Tuttavia fu poi ingannato e firmò la formula ambigua che fece dire a Girolamo che tutto il mondo era «diventato ariano». Quando, in seguito, S. Ilario (14 gen.) poté chiarire a Servazio il reale significato della formula, Servazio la disconobbe. Non conosciamo la data della consacrazione di Servazio come vescovo di Tongres (in Belgio), che deve però aver preceduto la sua partecipazione attiva ai concili già menzionati. Verso la fine della sua vita intraprese, stando a quanto riferisce Gregorio di Tours, un pellegrinaggio penitenziale da Tongres a Roma in relazione alla profezia — non si sa quanto reale — secondo cui Attila, re degli unni, avrebbe invaso la Gallia.
Tongres fu in effetti saccheggiata e parzialmente distrutta nello stesso anno della morte di Servazio (è incerto se la cosa sia avvenuta poco prima o subito dopo che la sede vescovile fosse trasferita a Maastricht). In quest'ultima città i suoi resti sono conservati in un reliquiario antico finemente cesellato, insieme al pastorale, al calice e a una chiave d'argento, dono papale contenente limature delle catene di S. Pietro. Al calice si attribuiva il potere di allontanare la febbre. Il culto di Servazio si è diffuso e perdura tuttora, e numerose leggende sono fiorite a suo riguardo.
MARTIROLOGIO ROMANO. Presso Maastricht nella Gallia belgica, nel territorio dell’odierna Olanda, anniversario della morte di san Servazio, vescovo di Tongeren, che in molti concili convocati per disputare intorno alla natura di Cristo combattè in difesa della retta fede nicena.
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