Mevenno (Main, Mewan o Méen) era uno di quei monaci celti che nel VI secolo si spostavano dal Galles alla Cornovaglia e alla Bretagna (solo dalla tradizione o dalla toponomastica possiamo trarre congetture circa i loro viaggi e la loro vita). Si racconta che fosse nato a Gwent e fosse legato a S. Sansone di Dol (28 lug.). Sansone in quel tempo era abate, forse di Caldey, e Mevenno entrò in quel monastero, per poi accompagnare Sansone, o seguirlo, quando questi iniziò i suoi viaggi missionari in Cornovaglia o Bretagna. Nella Vita di Sansone, scritta nel vrt secolo, viene citato un diacono «nel fiore della giovinezza» che accompagnò il santo nei suoi viaggi, ma non se ne fa il nome.
A Mevenno fu concesso un fondo a Gaél, nella foresta di Brocéliande, dove eresse un grande centro missionario; più tardi diede vita a un'altra fondazione, che sarebbe diventata la grande abbazia di S. Mevenno. Tra i suoi discepoli e amici c'era il suo figlioccio Austolo, venerato anch'egli come santo: in Cornovaglia non sono distanti tra loro le parrocchie di S. Mewan e di S. Austell, e soprattutto in Bretagna ma anche in Normandia molti luoghi derivano, sotto diverse forme, il loro nome da Mevenno.
L'abbazia di Saint-Méen-le-Grand in Bretagna accolse le sue reliquie; durante il Medio Evo godette grande fama e anche in seguito era invocato per ottenere la guarigione delle malattie della pelle, e in particolare una forma di dermatosi nota con il nome di "male di S. Méen". Alle acque che scaturivano dai pozzi o dalle sorgenti che portavano il suo nome (la più famosa si trova nei pressi del monastero a Gaél) venivano attribuite capacità curative, e ogni anno in questi luoghi convenivano migliaia di pellegrini. Nell'alta Bretagna c'è un fiore di campo, una varietà della scabiosa, conosciuto come l'herbe de S. Main. Racconti gallesi dicono che Mevenno tornò in patria in età avanzata e là morì: una croce nel cimitero della chiesa di Lantwit Major ne fa memoria.
invocato: contro le malattie della pelle, e in particolare una forma di dermatosi nota con il nome di "male di S. Méen"
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