San Leucio di Brindisi

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San Leucio di Brindisi
Nome: San Leucio di Brindisi
Titolo: Vescovo
Nascita: Alessandria d'Egitto
Morte: Brindisi
Ricorrenza: 11 gennaio
Martirologio: edizione 2004
Tipologia: Commemorazione
Fa parte di:Santi della Puglia


Primo Vescovo di Brindisi. Non è nota la sua origine, si pensa che sia arrivato da Alessandria in Puglia, dove fu ordinato sacerdote e lì fondò la prima comunità cristiana dove fu nominato vescovo della città.

Il "Breviario di Capua" racconta che entrò nella città di Brindisi in una comunità religiosa, seguendo le orme del padre. Brindisi a quel tempo era un attivo porto romano a largo contatto con la civiltà greca, quindi l'arrivo dei cristiani dall'oriente era luogo comune. Là Leucio andò e, fuori città, nell'anfiteatro, cominciò a predicare e battezzare. La sua fama si consolidò con i miracoli, e soprattutto quello in cui, in una delle siccità tipiche della regione, l'invocazione da parte della santa della Vergine Maria, fece scendere abbondante acqua, in modo tale che da lì tutti ebbero testimonianza che Dio fosse con lui.

Sappiamo per certo che innumerevoli furono le conversioni dei pagani. Era un instancabile costruttore di chiese. Il suo culto fu perfettamente attestato nella regione, con ruderi risalenti al VI secolo, nonché con l'iscrizione in vari martirologi, tra i quali quello detto Geronimiano, uno dei più importanti.

MARTIROLOGIO ROMANO. A Brindisi, san Léucio, venerato come primo vescovo di questa città.

SAN LEUCIO E IL DRAGO

Una leggenda narra che, in tempi antichi, i villaggi di Ate e Tixa erano separati da una valle paludosa e malsana, dimora di un temibile drago che terrorizzava gli abitanti, esigendo tributi di vite umane. La presenza del drago impediva l'unione dei due centri abitati.

San Leucio, un vescovo originario di Alessandria d'Egitto, giunse in soccorso della popolazione. Con fede e determinazione, affrontò il drago nella sua tana, riuscendo a ucciderlo. Come prova della vittoria, conservò una costola del drago e utilizzò il suo sangue per scopi terapeutici. In segno di gratitudine, gli abitanti costruirono una chiesa sul luogo dell'uccisione, dedicandola a San Leucio. Questa chiesa divenne poi il Duomo di Atessa, dove ancora oggi è conservata quella che la tradizione ritiene essere la costola del drago.


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