San Bononio, conosciuto anche come Bologno, nacque a Bologna nella seconda metà del X secolo. Fin dalla giovinezza intraprese la vita monastica e trascorse un periodo nel monastero benedettino di Santo Stefano, distinguendosi per la sua intensa vita spirituale e per l'impegno nella preghiera e nella penitenza.
Desideroso di condurre una vita ancora più austera, Bononio si recò in Oriente e raggiunse l'Egitto, dove visse da eremita nei pressi del Cairo. La tradizione agiografica ricorda il suo impegno a favore delle popolazioni cristiane locali e la sua collaborazione alla costruzione e al restauro di alcune chiese. In seguito si ritirò sul monte Sinai, continuando la sua esperienza di solitudine, preghiera e ascesi.
Durante il periodo trascorso in Oriente, Bononio si adoperò anche per aiutare i cristiani caduti prigionieri dopo la sconfitta degli eserciti cristiani a Stilo. Tra coloro che furono liberati vi era Pietro, futuro vescovo di Vercelli. Quando Pietro fece ritorno in Italia, volle affidare a Bononio un importante incarico.
Il vescovo Pietro chiamò infatti Bononio a guidare il monastero di San Michele di Lucedio, nella diocesi di Vercelli. Il santo, sebbene riluttante ad abbandonare la vita eremitica, accettò l'incarico e si mise al servizio della comunità monastica. Prima di stabilirsi definitivamente a Lucedio, soggiornò anche presso il monastero di San Michele di Marturi, in Toscana.
A Lucedio Bononio si dedicò alla riforma della vita monastica, cercando di ristabilire la disciplina e di migliorare i costumi dei religiosi. Si impegnò inoltre nel recupero materiale degli edifici e delle chiese danneggiate, distinguendosi non soltanto come guida spirituale, ma anche per le sue capacità pratiche e organizzative. Le fonti medievali lo ricordano infatti come un importante riformatore e costruttore.
La tradizione piemontese conserva il ricordo dei suoi viaggi attraverso i territori legati al monastero di Lucedio. In particolare, è associato ad alcuni luoghi della Valsesia e del Canavese, dove sarebbe passato durante la sua attività pastorale. A Doccio, presso Quarona, la tradizione racconta che il santo si fermò a riposare e che in seguito sorse una chiesa a lui dedicata.
San Bononio morì a Lucedio nel 1026, in fama di santità. La sua memoria liturgica è celebrata il 30 agosto. Dopo la sua morte, il vescovo di Vercelli Arderico si fece promotore del riconoscimento del suo culto e si recò a Roma, ottenendo l'assenso di papa Giovanni XIX. Sulla sua sepoltura venne quindi innalzato un altare.
Le sue reliquie, dopo la soppressione del monastero di Lucedio, furono trasferite nella chiesa parrocchiale di Fontanetto Po, dove sono tuttora venerate. Nell'iconografia San Bononio è generalmente rappresentato con l'abito di un abate, senza particolari attributi che lo distinguano. La sua figura rimane legata soprattutto alla vita eremitica vissuta in Oriente, alla riforma monastica e al lungo governo dell'abbazia di Lucedio.