Secondo la tradizione, Berillo era originario di Antiochia di Siria, uno dei principali centri del cristianesimo nascente. Sarebbe stato ordinato vescovo direttamente da san Pietro apostolo e inviato in Sicilia per annunciare il Vangelo.
Giunto a Catania, iniziò un’intensa opera di evangelizzazione tra la popolazione ancora in gran parte pagana, contribuendo in modo decisivo alla nascita della prima comunità cristiana della città.
La tradizione lo ha sempre considerato il primo vescovo di Catania e fondatore della Chiesa locale. La sua figura compare in antichi testi liturgici e agiografici medievali, che lo presentano come guida autorevole e pastore zelante, capace di consolidare la fede cristiana nella regione.
Tuttavia, gli studi storici moderni sottolineano che questi dati non sono documentati con certezza e derivano da ricostruzioni posteriori, probabilmente elaborate tra VIII e IX secolo per attribuire alla Chiesa catanese un’origine apostolica.
Secondo la tradizione, Berillo subì il martirio durante le persecuzioni contro i cristiani, probabilmente sotto l’imperatore Diocleziano, tra la fine del III e l’inizio del IV secolo.
Il suo corpo sarebbe stato sepolto a Catania, dove in seguito sorsero luoghi di culto a lui dedicati.
San Berillo è venerato come santo dalla Chiesa cattolica e ricordato come protovescovo e protomartire di Catania. La sua memoria liturgica ricorre il 21 marzo.
Il suo nome è rimasto profondamente legato alla città: un quartiere storico di Catania porta ancora oggi la sua dedicazione, a testimonianza della devozione popolare nei suoi confronti.
A Catania, la figura di San Berillo viene ricordata anche il 4 maggio, data in cui la tradizione locale celebra il santo con particolare devozione. In questa occasione, la memoria del protovescovo viene rinnovata attraverso celebrazioni liturgiche e momenti di preghiera, soprattutto nelle zone della città legate al suo nome.