Beato Vittore III

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Beato Vittore III
Nome: Beato Vittore III
Titolo: Papa
Nome di battesimo: Vittore Del Zotto
Nascita: 1027, Benevento
Morte: 1087, Montecassino, Frosinone
Ricorrenza: 16 settembre
Martirologio: edizione 2004
Tipologia: Commemorazione
Beatificazione:
1887, Roma, papa Leone XIII
Fa parte di:Santi del Lazio


Alla morte di papa S. Gregorio VII (1073-1085; 25 mag.), nel 1085 mentre si trovava in esilio a Palermo, i sostenitori delle riforme che stava tentando di varare si trovarono in un certo stato di agitazione. La presenza a Roma dell'antipapa Guiberto di Ravenna, con il nome di Clemente III, era irritante; non solo era appoggiato da almeno tredici cardinali e da un numero significativo di laici, ma era anche stato effettivamente eletto papa dall'imperatore del sacro romano impero, Enrico IV (1056-1106), il potente avversario di Gregorio nella controversia sull'investitura. L'elezione di un nuovo papa fu rimandata, ma quasi esattamente un anno dopo, costretti da Giordano di Capua, uno dei principi normanni, i cardinali elessero Desiderio, abate di Montecassino, che, secondo un'opinione comune, poteva avere una certa influenza sui normanni, e favorire un certo tipo di riconciliazione con Enrico.

All'inizio Desiderio rifiutò, pensando di non essere la persona adatta, ma quando i cardinali si radunarono di nuovo il 24 maggio 1086, e lo elessero una seconda volta, accettò, con il nome di Vittore III, una scelta tattica in quanto uno dei predecessori, Vittore II (1055-1057) era stato custode di Enrico mentre era ancora un minore.

Nato nel 1027 circa e chiamato Dauferio, apparteneva a una famiglia longobarda ed era imparentato con i duchi di Benevento; dato che era figlio unico, suo padre desiderava che si sposasse, ma Desiderio sentiva una forte vocazione a diventare monaco, e alla morte del padre in battaglia, nel 1047, colse l'opportunità di lasciare la sua famiglia per cominciare a vivere come eremita. T1 luogo in cui viveva fu scoperto dai parenti, che gli tolsero l'abito e lo riportarono a Benevento con la forza, ma che non avevano fatto i conti con la sua determinazione, giacché un anno dopo riuscì a scappare, nonostante fosse sorvegliato attentamente, e a entrare nel monastero di La Cava. A questo punto i parenti accettarono l'inevitabile, chiedendo semplicemente che fosse trasferito al monastero di S. Sofia a Benevento, dove entrò nel 1048 o 1049, con il nome Desiderio, scelto per lui dal nuovo abate, e con cui è meglio conosciuto.

Non sembra che Desiderio abbia trovato quella stabilità che stava cercando, almeno nei primi anni della sua vita di monaco. In una serie di spostamenti, lasciò Benevento per recarsi in un monastero su un'isola dell'Adriatico, poi si stabilì a Salerno per studiare medicina; e infine per breve tempo fu eremita negli Abruzzi. In seguito, avendo attirato l'interesse di papa S. Leone IX (19 apr.), si recò a Roma per trascorrere un breve periodo alla corte di Vittore 11, dove incontrò alcuni monaci di Montecassino, che lo incoraggiarono a compiere un pellegrinaggio al loro monastero e a unirsi alla congregazione.

Nel 1057 l'abate di Montecassino, che era stato eletto papa con il nome di Stefano IX (1057-1058), chiamò Desiderio a Roma per affidargli l'incarico di legato a Costantinopoli, e allo stesso tempo ordinò ai monaci di Montecassino di eleggere un nuovo abate. Desiderio si trovava a Bari, in viaggio verso l'Oriente, quando gli giunse notizia che il papa era morto e che egli stesso era stato eletto abate.

Desiderio fu uno dei grandi abati di Montecassino, e in campo pratico si occupò di uno dei progetti di ricostruzione più estesi della storia del monastero, con il fine di istituire una certa connessione tra i vari edifici sostituendone alcuni e rinnovandone altri. Dedicò molta attenzione al suo progetto di una chiesa sul modello della basilica, che fu costruita in cinque anni, con l'impiego di materiali ricercati e di operai provenienti dalla Lombardia e da Amalfi, oltre che da città lontane come Costantinopoli.

Il risultato della fusione dell'influsso lombardo e bizantino ebbe un effetto duraturo sulla tendenza artistica all'interno del monastero, che Desiderio incoraggiò molto, e che, mediante l'attività dei monaci si estese all'esterno. L'abbazia di Desiderio fu distrutta dal terremoto del 9 settembre 1349, ma grazie alla Chronica monasterii cassinensis di Leone da Ostia, ne è rimasta una descrizione.

Desiderio incoraggiò molto anche la letteratura, l'erudizione, e le arti; durante il suo incarico di abate, infatti, fiorì una scuola di scrittori, poeti, storici, e pittori, c la grande biblioteca fu ampliata. Desiderio scrisse tre libri di dialoghi, ispirati a quelli di papa S. Gregorio Magno (3 set.), sui miracoli di S. Benedetto (11 lug.), ma non fu questo il suo solo interesse. Insistette sull'osservanza severa della regola, e fu una guida così appassionante che sotto la sua direzione, il numero dei monaci sali a duecento; tra loro vi era Costantino Africano, il medico più famoso della prima scuola di Salerno e amico personale di Desiderio (probabilmente si erano incontrati durante il breve soggiorno di quest'ultimo in quella città).

In questo periodo, si soleva affidare ai monaci di Montecassino una varietà di uffici ecclesiastici, e Desiderio non faceva eccezione, poiché aveva altri doveri oltre a quelli di abate.

In seguito a un'elezione discussa, la persona che appoggiava fu scelta come successore di Stefano IX, con il nome di Nicola II (1058-1061) che a stia volta lo nominò cardinale, oltre a vicario del papa per Campania, Calabria, Capua e Puglia, incarico che gli consentì di effettuare delle nomine per le sedi e le abbazie vacanti.

Conciliante e amante della pace, fece il possibile per migliorare le relazioni tra il papato e le autorità secolari: nel giugno 1080 riconciliò papa Gregorio VII con il duca normanno di Puglia, Roberto il Guiscardo. Il suo tentativo, invece, di riportare la pace tra Gregorio ed Enrico IV fece solo indignare il pontefice, che sentiva di aver fatto troppe concessioni all'imperatore.

La rottura della loro relazione non fu duratura, in ogni caso, e quando Gregorio fu costretto ad abbandonare Roma nel 1085, Desiderio lo accolse a Montecassino e restò con lui finché morì, a Salerno il 25 maggio 1085.

Desiderio mancò da Roma dopo la morte di Gregorio, ma fu costretto a ritornarvi nel maggio del 1086, quando fu eletto papa, con il nome di Vittore III, certamente uno dei più riluttanti a svolgere quest'ufficio. Già indebolito dalle malattie, e conscio che quest'elezione non era per nulla accettabile neanche per i gregoriani estremisti, per non menzionare gli anti gregoriani, sfruttò una rissa scoppiata quattro giorni dopo la sua elezione, come scusa per tornare a Montecassino, dove rinunciò alle insegne papali e riassunse il suo incarico di abate. Nel marzo 1087, Giordano di Capua lo persuase a partecipare, non in veste di papa ma di vicario apostolico in Italia meridionale, a un sinodo che si svolse a Capua, durante il quale, a dispetto dell'opposizione di una minoranza guidata dal vescovo di Lione, alla fine accettò la sua nomina al seggio papale, cui seguì la consacrazione il 9 maggio, nella basilica di S. Pietro.

Roma era occupata, a quel tempo, dalle truppe dell'antipapa Clemente III, e Vittore non fu in grado di consolidare la sua autorità in quella città, nonostante l'aiuto di sostenitori potenti come Giordano di Capua e Matilde di Toscana (1055-1115), perciò dopo una settimana rinunciò, tornando a Montecassino. All'inizio di giugno, in ogni caso, nonostante il costante pessimo stato di salute, rispose alle preghiere di Matilde e ritornò a Roma, questa volta via mare, e alla fine del mese, grazie all'aiuto militare di quest'ultima, aveva tolto il controllo della città all'antipapa.

Tornò a Montecassino a metà di luglio, poiché era venuto a conoscenza dell'arrivo prossimo di Enrico IV in Italia, ma nonostante questo riuscì a sistemare una discreta quantità di questioni relative al suo incarico di papa, nelle ultime, poche settimane di vita.

Lazione più importante, forse, fu partecipare a un sinodo che si svolse alla fine di agosto a Benevento, dove furono prese molte decisioni importanti, non ultima, sebbene inattesa poiché proveniva da una persona che si considerava custode dell'eredità di Gregorio, la decisione di ripubblicare la condanna di Gregorio sull'investitura laica. Al termine del sinodo, questo papa saggio e amante della pace era troppo malato e non riuscì a far altro che farsi riportare al suo monastero. Sdraiato su una branda nel capitolo, impartì le ultime istruzioni ai monaci e raccomandò l'elezione di Oddone, cardinale vescovo di Ostia, alla sede apostolica.

Mori il 16 settembre 1087, fu sepolto a Roma, ma nel 1692 i resti furono trasferiti in una cappella che gli era stata dedicata a Montecassino, decorata con dipinti di Luca Giordano raffiguranti alcuni episodi della vita di Vittore, tuttavia distrutta dai bombardamenti del 1944. Le spoglie, a ogni modo, furono portate in salvo a Roma, e nel 1963 furono ricollocate in una cappella nella nuova basilica di Montecassino. Il culto, che ebbe un'immediata diffusione, aveva due fonti: l'ammirazione dei monaci di Montecassino per il loro abate, e quella della Chiesa romana per il suo vescovo. Benedetto XIII (1724-1730) lo approvò per l'abbazia, ma Prospero Lambertini, successivamente Benedetto XIV, non la considerò una canonizzazione equipollentis, perciò, nonostante sia stato confermato da papa Leone XIII nel 1887, Vittore possiede ancora il titolo di beato, eccetto che a Montecassino, dove gli è stato attribuito quello di santo.

MARTIROLOGIO ROMANO. A Montecassino nel Lazio, transito del beato Vittore III, papa, che resse sapientemente per trent’anni questo celebre monastero e lo arricchì magnificamente, prima di assumere il governo della Chiesa di Roma.

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