Il Beato Aurelio da Vinalesa, al secolo José Ample Alcaide, nacque il 3 febbraio 1896 a Vinalesa, presso Valencia, in Spagna. Era il terzo di sette figli e ricevette il battesimo il giorno successivo alla nascita nella parrocchia di San Honorato vescovo.
Fin da giovane fu attratto dalla vita religiosa e frequentò il Seminario Serafico di Massamagrell. Nel 1912 entrò nell'Ordine dei Frati Minori Cappuccini; emise la professione temporanea il 10 agosto 1913 e quella solenne il 18 dicembre 1917. Proseguì poi gli studi a Roma, dove fu ordinato sacerdote il 26 marzo 1921.
Tornato in Spagna, padre Aurelio fu nominato direttore dello studentato di filosofia e teologia dei Cappuccini a Orihuela, nella provincia di Alicante. Si dedicò con grande impegno alla formazione dei giovani religiosi, distinguendosi per prudenza, saggezza e fedeltà alla spiritualità francescana.
Svolse inoltre il ministero della predicazione, delle confessioni e della direzione spirituale, ed ebbe fama di uomo profondamente religioso. Le testimonianze lo ricordano come un sacerdote particolarmente impegnato nell'aiutare i giovani a crescere nella vocazione e nella vita spirituale.
Con l'inizio della persecuzione religiosa che accompagnò la Guerra civile spagnola, nel luglio del 1936 i religiosi del convento di Orihuela furono costretti a disperdersi. Padre Aurelio lasciò quindi il convento e trovò rifugio presso la propria famiglia a Vinalesa.
Il 28 agosto 1936 fu arrestato dai miliziani e condotto insieme ad altri prigionieri verso il luogo dell'esecuzione, nei pressi del Barranco del Carraixet, nella zona di Vinalesa.
Secondo le testimonianze raccolte dopo la sua morte, padre Aurelio affrontò gli ultimi momenti con grande serenità e cercò di sostenere spiritualmente gli altri condannati. Li invitò a prepararsi alla morte con la preghiera, recitò con loro l'atto di contrizione e impartì l'assoluzione sacramentale.
La tradizione del martirio ricorda che, poco prima dell'esecuzione, esortò i suoi compagni a proclamare: «Viva Cristo Re!». Fu quindi fucilato il 28 agosto 1936, morendo a quarant'anni.
Dopo la morte, il suo corpo fu inizialmente sepolto nel cimitero di Foyos. Terminata la guerra, i suoi resti furono riesumati e trasferiti prima a Vinalesa e successivamente nella cappella dei martiri cappuccini del convento della Maddalena di Massamagrell, dove sono venerati insieme ad altri religiosi martiri.
Il sacrificio di padre Aurelio fu riconosciuto dalla Chiesa come martirio subito in odio alla fede. L'11 marzo 2001, San Giovanni Paolo II lo proclamò Beato insieme a numerosi martiri della persecuzione religiosa avvenuta in Spagna, tra i quali i suoi compagni Cappuccini.
La memoria liturgica del Beato Aurelio da Vinalesa ricorre il 28 agosto, anniversario del suo martirio. Nel calendario proprio dei Frati Minori Cappuccini la sua commemorazione può essere celebrata insieme ad altri martiri dell'Ordine secondo le disposizioni liturgiche proprie.
Il Beato Aurelio da Vinalesa è venerato come sacerdote cappuccino e martire. La sua figura rimane legata alla formazione dei giovani religiosi, al ministero della predicazione e della riconciliazione e, soprattutto, alla testimonianza di fede offerta fino alla morte durante la persecuzione religiosa del 1936.