Beati Agatangelo e Cassiano

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Beati Agatangelo e Cassiano
Nome: Beati Agatangelo e Cassiano
Titolo: Sacerdoti cappuccini, martiri
Ricorrenza: 7 agosto
Martirologio: edizione 2004
Tipologia: Commemorazione


Giuseppe Leclerc di Tremblay di Parigi fu a capo della prima missione cappuccina in Oriente nel xvii secolo. All'inizio del 1629 sbarcarono ad Alessandretta cinque padri cappuccini, tra cui Agatangelo (Francesco Noury) di Vendóme in Francia.

Egli era nato a Vendòme nel 1598, divenendo cappuccino all'età di ventuno anni e sacerdote nel 1625. Fu mandato ad Aleppo in Siria e là officiò per i mercanti francesi e italiani. Studiò anche l'arabo e intrecciò buoni rapporti con musulmani e cristiani di altre Chiese, tanto da guadagnarsi la simpatia e il rispetto dell'imam e di molte altre persone. Anche se la predicazione pubblica ai musulmani non era ammessa dalla congregazione De Propaganda Fide, egli espose la dottrina cristiana ai turchi, destando il loro interesse e aumentando la loro tolleranza.

Nel 1633 Agatangelo fu mandato al Cairo per assumere la guida di una missione che fino ad allora non aveva dato buoni esiti. Fu raggiunto da tre missionari di Marsiglia, tra cui anche Cassiano da Nantes (Gundisalvo da LòpezNato), francese di origini portoghesi, che ne divenne il braccio destro. Con un'opera di conciliazione e di dialogo essi tentarono di riunire la Chiesa copta locale alla Santa Sede. Un segno del loro rispetto e della loro discrezione è il fatto che il patriarca Matteo permise loro di celebrare la Messa, predicare e insegnare nelle chiese del luogo ed essi ottennero alcuni riavvicinamenti individuali. Nel 1636 Agatangelo e Benedetto di Digione intrapresero un lungo viaggio verso il celebre monastero Der Antonio, nella Bassa Tebaide, nel tentativo di acquistare influenza presso quei monaci copti tra i quali erano scelti i vescovi. Vennero ben accolti e riuscirono a riavvicinare alla Chiesa cattolica due membri della comunità, che lasciarono con la speranza che sarebbero riusciti a persuadere gli altri a imitarli.

A quei tempi i laici cattolici potevano frequentare le chiese copte e ai sacerdoti era permesso celebrarvi la Messa, ma quando improvvisamente la congregazione De Propaganda Fide lo vietò, i missionari in Palestina e in Egitto si trovarono in disaccordo con quella decisione. Agatangelo scrisse alla Santa Sede e probabilmente ottenne una risposta positiva dal momento che quell'abitudine riprese per qualche tempo.

Quando il sinodo del patriarcato copto si riunì nel 1637 per discutere l'eventualità di un'unione con la Chiesa di Roma, un consigliere contestò la proposta a causa della condotta scandalosa di alcuni cattolici influenti al Cairo: «La Chiesa romana in questo paese è un postribolo». Agatangelo, che era presente, non poté negarlo e scrisse al cardinale prefetto di Propaganda una protesta per i rifiuti alle sue numerose richieste di scomunica di questi uomini inqualificabili.

Pochi giorni più tardi partì per l'Etiopia (Abissinia) con Cassiano, che aveva appreso l'amarico, e fu nominato responsabile della spedizione. Il Portogallo aveva aiutato l'Etiopia ad allontanare la minaccia musulmana all'inizio del xvi secolo e il primo missionario gesuita era giunto nel paese nel 1555. Per i primi tempi i missionari cattolici furono bene accetti, ma l'Etiopia, con la sua antica Chiesa cristiana (la Chiesa etiopica ortodossa precalcedonese risale al 332), era comprensibilmente ostile al tentativo dei cattolici di impiantare una Chiesa latina. Iniziative di questo tipo, d'altra parte, erano solitamente condotte sotto la protezione di una potenza colonialista che garantiva una sfera di influenza al papa e il Portogallo ricoprì questo ruolo fino al XIX secolo.

Si narra che un medico luterano di nome Peter Heyling abbia fatto precipitare la situazione all'arrivo dei cappuccini. I frati furono arrestati a Deboroa all'inizio dell'estate dcl 1638, condotti in catene a Gondar e portati al cospetto del re, il negus Basilides (o Fasilidas), e della sua corte. Cassiano spiegò che erano in Etiopia per riunire i cristiani locali alla Chiesa romana, menzionando la lettera di presentazione del patriarca copto di Alessandria al neo eletto ahuna (o primate) Marco della Chiesa copta (nominato dal patriarca stesso).

Ma Marco, che era stato benevolo con Agatangclo al Cairo, rifiutò di ricevere i missionari, affermando che essi volevano fare solo opera di conversione, definì Agatangelo un uomo malvagio e suggerì di impiccarlo insieme ai suoi fratelli. Basilides avrebbe voluto bandirli dal paese, ma altri si opposero e ai cappuccini fu offerta salva la vita solo se avessero rinnegato la propria fede. Al loro rifiuto furono impiccati con i cordoni dei loro abiti francescani e quindi lapidati. Cattolici locali forse li seppellirono di nascosto. Altri cappuccini e francescani che tentarono di entrare nel paese e di fare opera di conversione nel )(VII e XVTTT secolo furono espulsi o uccisi. Un vescovo etiope venne ordinato a Roma nel 1788, ma dovette fuggire al Cairo nel 1797. Nel XTX secolo si sviluppò una piccola Chiesa uniate sotto l'influenza italiana.

I cambiamenti all'interno della politica ecclesiastica e di quella secolare, da quattro secoli a questa parte, hanno oscurato la grande inclinazione pacificatrice di Agatangelo.

Al giorno d'oggi non è possibile ricostruire l'autentica storia della sua opera c di quella dei suoi compagni e i motivi della loro esecuzione. L'insieme delle problematiche relative alle relazioni ufficiali tra Roma e la Chiesa copta con il suo presunto monofisismo e allo sviluppo delle Chiese uniate di rito locale e latino, a cui erano concessi alcuni privilegi disciplinari in cambio del riconoscimento di Roma quale autorità finale e principio unificatore, ha favorito un'interpretazione di parte dei martiri cattolici in Etiopia.

Questa situazione venne rafforzata dal progetto dell'Italia di costituire un impero africano e dal conseguente attacco a Libia, Eritrea ed Etiopia nella prima metà del XX secolo, che ottennero l'approvazione ecclesiastica a vari livelli; la speranza della Chiesa di Roma di ottenere vantaggi dalle conquiste territoriali di un paese cattolico e la concomitante disputa tra il papato e il regno d'Italia, risolta solo con i Patti Lateranensi del 1929, spinsero a una progressiva rottura tra Roma e la Chiesa copta abissina. Nel 1882 l'Italia fondò la colonia eritrea, e nel 1894 Leone XIII vi creò una prefettura apostolica.

Nel 1889 il trattato di Ucciali stabilì un protettorato italiano sull'Etiopia, cessato nel 1896, dopo la sconfitta subita nella I guerra italoetiopica, con il trattato di Addis Abeba. Papa Pio X proseguì una difficoltosa corrispondenza a favore della Chiesa uniate etiopica (e dei prigionieri italiani) nata tra Leone XIII e l'ostile imperatore Menelik II.

Nel 1905 Pio X beatificò Agatangelo e Cassiano; nel 1906 inviò un appello formale all'imperatore per la tolleranza verso gli uniati; nel 1911 la Libia divenne una colonia italiana e quando nel 1939 l'Italia conquistò l'Etiopia i missionari cattolici vi si recarono in massa.

MARTIROLOGIO ROMANO. Nella città di Gondar in Etiopia, beati Agatangelo (Francesco) Nourry da Vendôme e Cassiano (Gonsalvo) Vaz López-Netto da Nantes, sacerdoti dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini e martiri, che in Siria, Egitto ed Etiopia cercarono di riconciliare con la Chiesa cattolica i cristiani separati, ma furono per ordine del re d’Etiopia appesi a degli alberi con il loro stesso cordone e lapidati.

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