L'epoca in cui visse e morì San Giusto di Novalesa è avvolta nel mistero e nella controversia. Le fonti storiche sono discordanti: alcune lo collocano nella seconda metà del VI secolo, durante le incursioni dei Longobardi, mentre altre sostengono che sia morto agli inizi del X secolo, vittima delle invasioni dei Saraceni. Questa discrepanza temporale di diversi secoli rende difficile una collocazione precisa della sua vita. Un'iscrizione trovata nella sua tomba, "Qui giace Giusto, monaco, fratello di Leone, compagno di S. Pietro il vero", non fornisce chiarimenti ulteriori.
Indipendentemente dalle varie ipotesi, è ampiamente accettato che San Giusto fosse un monaco dell'abbazia di Novalesa. Durante le invasioni saracene, San Giusto, insieme a San Flaviano, rimase nel monastero per amministrarne i beni e prendersi cura dei fedeli locali. L'invasione saracena costrinse i due monaci a rifugiarsi a Oulx. Secondo alcune testimonianze, i due si sarebbero prima rifugiati sui monti Beaulard, dove avrebbero avuto un'apparizione angelica che li avrebbe spronati a ritornare in città per condividere il martirio con gli altri cristiani.
A Oulx, dopo aver assistito a numerose uccisioni di monaci e civili, anche San Giusto e San Flaviano furono assassinati. La tradizione narra che San Giusto venne decapitato, rendendolo un santo cefaloforo, ossia un santo che, secondo la leggenda, avrebbe raccolto la propria testa dopo la decapitazione. Il suo corpo venne gettato in un pozzo e ricoperto di pietre.
I resti di San Giusto furono inizialmente sepolti a Oulx. Tra il 1027 e il 1029, furono trasferiti nella chiesa di Susa, che divenne poi Cattedrale, per volere del Marchese Manfredi. Questo trasferimento segnò un importante riconoscimento del suo martirio e della sua santità. San Giusto è ricordato liturgicamente il 19 ottobre.
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