San Giulio d’Orta fu un sacerdote cristiano vissuto nella seconda metà del IV secolo ed è venerato come santo dalla Chiesa cattolica. La tradizione lo ricorda come grande evangelizzatore del territorio del lago d’Orta, in Piemonte, dove il suo nome è rimasto indissolubilmente legato all’isola che oggi lo ricorda e alla basilica che ne custodisce le reliquie.
Secondo le fonti agiografiche, Giulio proveniva dalla Grecia, probabilmente dall’isola di Egina, e giunse in Italia insieme a un compagno chiamato Giuliano, talvolta indicato come suo fratello. Ordinato sacerdote, si dedicò con zelo alla predicazione del Vangelo in un periodo in cui il Cristianesimo si stava consolidando dopo le persecuzioni e si diffondeva progressivamente anche nelle campagne e nelle zone lacustri dell’Italia settentrionale.
La tradizione racconta che Giulio e il suo compagno percorsero ampie zone del Piemonte fondando numerose chiese, segno concreto della loro opera missionaria. A lui si attribuisce in particolare la fondazione dell’ultima chiesa sull’isola del lago d’Orta, dedicata ai Santi Apostoli, luogo che sarebbe poi divenuto il centro del suo culto.
Un episodio molto noto della sua vita, tramandato nei secoli, narra che l’isola fosse infestata da serpenti e simbolicamente dominata da presenze maligne. Non trovando chi volesse traghettarlo, Giulio avrebbe attraversato il lago stendendo il proprio mantello sulle acque come fosse una barca e, giunto sull’isola, avrebbe scacciato le creature, liberando il luogo e consacrandolo a Dio. Il racconto esprime in forma simbolica la vittoria della fede cristiana sulle superstizioni pagane.
San Giulio trascorse sull’isola gli ultimi anni della sua vita, dedicandosi alla guida spirituale della comunità. Morì all’inizio del V secolo e fu sepolto nella chiesa da lui fondata. Le reliquie sono custodite nella cripta della basilica che ancora oggi sorge sull’isola e costituisce meta di pellegrinaggi e di profonda devozione.
La sua memoria liturgica ricorre il 31 gennaio. Nel territorio novarese e in tutto il Cusio la sua figura ha rappresentato nei secoli un punto di riferimento spirituale e identitario, legato alla nascita delle prime comunità cristiane della zona e alla diffusione stabile della fede nel Piemonte settentrionale.